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Appalti, favorite imprese e Pa «virtuose»

di Giuseppe Latour e Giorgio Santilli

Gli ultimi ritocchi riguardano programmazione, responsabile unico del procedimento (Rup), centralizzazione degli acquisti dei Comuni, regime semplificato sul sottosoglia Ue, in house, partnership pubblico-privato e arriveranno stamattina in coda alla riunione finale della «commissione Manzione», che si è chiusa ieri sera tardi.

In arrivo
Il decreto legislativo che attua la delega della legge 11/2016 sulla riforma degli appalti arriverà quindi sulla scrivania del premier Matteo Renzi che convocherà un Consiglio dei ministri straordinario per domani o lunedì. Già oggi si dovrebbe tenere il preconsiglio che vaglierà il testo messo a punto dalla commissione guidata dal capo dell'ufficio legislativo (Dagl) di Palazzo Chigi, Antonella Manzione. È l'atto conclusivo di un lungo iter cominciato con il disegno di legge Nencini, poi rivisto dal Senato con il relatore Stefano Esposito e dalla Camera con la relatrice Raffaella Mariani, approvato infine dal Parlamento il 14 gennaio. Renzi ha preteso che in fase di attuazione si mettesse il turbo ed ecco qui, dopo appena un mese, il testo del decreto legislativo pronto. Dopo il primo sì del Cdm ci vorranno almeno 45 giorni per i pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza Stato-Regioni e delle commissioni parlamentari competenti (con due pareri distinti). Si dovrà arrivare al traguardo finale, con l'ultimo via libera del governo entro il 18 aprile, data di scadenza della delega e del recepimento delle direttive Ue del 2014.

I contenuti
La strada è comunque segnata, con una riforma radicale del sistema. A partire dai sistemi di qualificazione: rivoluzionato quello delle imprese con i rating reputazionali e introdotto ex novo quello per le stazioni appaltanti. In attesa di cambiamenti tanto profondi, il codice appalti in arrivo servirà da subito un sostanzioso antipasto, orientato nella stessa direzione di premiare i virtuosi e penalizzare gli inadempienti. Le stazioni appaltanti avranno da subito più poteri e, seguendo un'impostazione di stampo anglosassone, potranno escludere gli operatori economici che si sono macchiati di alcune condotte, come la cattiva esecuzione di un precedente contratto, le pratiche e i cartelli orientati a falsare la concorrenza, i gravi illeciti professionali. O, ancora, l'utilizzo a loro vantaggio di situazioni di conflitto di interessi. Al contrasto degli intrecci torbidi tra imprese e Pa la bozza di decreto dedica un altro articolo che è una novità assoluta.
Con questo pacchetto, si anticipa il sistema di rating di legalità e reputazionale basato sul curriculum dell'impresa, tra le novità chiave annunciate già in sede di scrittura della legge delega. A regime, sarà una determinazione dell'Anac a regolare il meccanismo, che introdurrà misure premiali «connesse a criteri reputazionali basati su parametri oggettivi e misurabili» e su «accertamenti definitivi concernenti il rispetto dei tempi e dei costi nell'esecuzione dei contratti e la gestione dei contenziosi».

Il sistema dei requisiti
Sempre in merito di qualificazione, per la prima volta il testo chiarisce all'articolo 27 su quali requisiti sarà costruito il sistema di "certificazione" dell'Anac per le stazioni appaltanti. Quattro i «requisiti di base»: strutture organizzative stabili, presenza di dipendenti con specifiche competenze, sistemi di formazione e aggiornamento, numero di gare svolte nel triennio. Cinque i «requisiti premianti»: attuazione di misure di prevenzione dei rischi di corruzione, sistemi di gestione in qualità degli uffici e dei procedimenti di gara, tecnologie telematiche nella gestione delle gare, applicazione di criteri di sostenibilità ambientale e sociale.
Le stazioni appaltanti qualificate dall'Anac potranno affidare gli appalti direttamente senza doversi rivolgere obbligatoriamente alle centrali di committenza. Viceversa, quelle non qualificate non potranno non solo svolgere gare e affidare, ma neanche programmare ed eseguire contratti di appalto.
Una novità importante arriva nel capitolo dell'ampliamento dei poteri Anac, dove viene reso vincolante il parere che l'Autorità anticorruzione emette in fase di definizione stragiudiziale delle controversie su richiesta di imprese o stazioni appaltanti.


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