Home  › Edilizia e appalti

Al permesso di costruire in deroga serve la delibera del consiglio comunale

di Giovanni G.A. Dato

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il rilascio del permesso di costruire in deroga da parte del dirigente competente non può prescindere dalla previa deliberazione del Consiglio comunale. Tale orientamento interpretativo è stato ribadito dalla sentenza 29 gennaio 2016 n. 91 del Tar Piemonte.

Il caso
Il giudizio trae spunto dall'impugnazione del provvedimento con il quale un Comune aveva dichiarato improcedibile l'istanza di una società - formulata ai sensi dell'articolo 5, comma 9, del decreto legge 13 maggio 2011 n. 70 (decreto Sviluppo) - volta a conseguire il rilascio del permesso di costruire per la realizzazione di un edificio residenziale in area a destinazione residenziale, con demolizione del preesistente fabbricato ad uso produttivo in stato di abbandono.

Il quadro normativo
L'articolo 5 del Decreto sviluppo dispone una specifica disciplina premiante in favore degli interventi edilizi dei privati che mirano a razionalizzare il patrimonio edilizio esistente, riqualificare aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare. La norma che prevede sino all'entrata in vigore delle leggi attuative regionali trova applicazione l'articolo 14 del Dpr 6 giugno 2001 n.380 (testo unico edilizia), il quale richiede la previa deliberazione del Consiglio comunale per il rilascio del "permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali".
La normativa in esame, in origine destinata ad avere un'efficacia limitata nel tempo, è stata stabilizzata con l'inserimento del comma 1-bis all'articolo 14 del testo unico edilizia ad opera del decreto legge 12 settembre 2014 n. 133 (decreto Sblocca Italia), quale dispone che "per gli interventi di ristrutturazione edilizia, attuati anche in aree industriali dismesse, è ammessa la richiesta di permesso di costruire anche in deroga alle destinazioni d'uso, previa deliberazione del Consiglio comunale che ne attesta l'interesse pubblico, a condizione che il mutamento di destinazione d'uso non comporti un aumento della superficie coperta prima dell'intervento di ristrutturazione".

La decisione
Per la sentenza in commento, tale deliberazione costituisce un elemento necessario, in quanto, al pari del titolo disciplinato dall'articolo 14 del testo unico edilizia, il permesso di costruire rilasciato ai sensi dell'articolo 5, comma 9 e seguenti, del Dl n. 70/2011 determina una deroga alla disciplina ordinaria e alle previsioni degli strumenti urbanistici ed è pertanto un istituto di carattere eccezionale, applicabile esclusivamente entro i confini tassativamente previsti (ad esempio inderogabilità degli standard urbanistici, non attuabilità degli interventi di riqualificazione e aumenti di volumetria con riferimento ad edifici abusivi o situati nei centri storici o in area ad in edificabilità assoluta).
La preventiva deliberazione del Consiglio comunale consente di valutare la sussistenza dell'interesse pubblico all'operazione e di verificare la effettiva rispondenza del progetto all'esigenza "di razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente" e di "riqualificazione di aree urbane degradate", e quindi di riscontrare se sussistono le condizioni per il riconoscimento della disciplina premiante in deroga alla disciplina urbanistica ordinaria (volumetria aggiuntiva, possibilità di delocalizzare la volumetria in area diversa, cambio di destinazione d'uso, modifiche alla sagome degli edifici).
Inoltre, mentre per il rilascio del permesso in deroga previsto dal testo unico edilizia il Consiglio comunale deve effettuare una comparazione tra l'interesse alla realizzazione di un'opera pubblica e l'interesse alla corretta attuazione delle previsioni di piano, nel rilascio del permesso in deroga previsto dal Decreto sviluppo la comparazione deve avvenire tra l'interesse pubblico al rispetto della pianificazione e quello del privato ad attuare un intervento costruttivo, che assume però rilievo pubblicistico nella misura in cui razionalizza e riqualifica aree degradate, con il solo limite che "si tratti di destinazioni tra loro compatibili e complementari".
Dunque, il difetto di previa deliberazione del Consiglio comunale vizia il procedimento stesso.

Conclusioni
Secondo la sentenza in commento, la disciplina dell'articolo 14 del testo unico edilizia è applicabile anche agli interventi costruttivi privati funzionali al soddisfacimento delle finalità di interesse pubblico cui all'articolo 5, comma 9, del decreto Sviluppo; inoltre, l'intervento costruttivo rientrante nelle finalità di cui all'articolo 5, comma 9, del Decreto sviluppo assume di per sé un rilievo pubblicistico nella misura in cui razionalizza e riqualifica aree degradate, con il solo limite - sopra richiamato - che "si tratti di destinazioni tra loro compatibili e complementari".
Infine, la valutazione circa la effettiva rispondenza dell'intervento costruttivo privato alle finalità di interesse pubblico di cui all'articolo 5, comma 9, del Decreto sviluppo compete al Consiglio comunale (e non all'organo dirigenziale).


© RIPRODUZIONE RISERVATA