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Il Comune non può acquisire il bene senza la prova della notifica dell'ordine di demolizione

di Solveig Cogliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Se è vero che la notifica dell’ordine di demolizione al proprietario di una costruzione abusiva, oltreché al proprietario dell’abuso, è il presupposto per il successivo provvedimento di acquisizione dell’opera al patrimonio comunale, è altrettanto vero che quest’ultimo, costituendo sanzione per l’inottemperanza dell’ordine di demolizione, non essere pronunciato nei confronti di chi non sia stato destinatario dell’ordine di demolizione.
Pertanto la mancata notifica al proprietario dell’ordine di demolizione (pur non facendo venir meno la legittimità dello stesso) preclude l’emanazione del provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale. È quanto afferma il Tar Calabria - Reggio Calabria, sezione I, sentenza del 13 gennaio 2016, n. 29.

La ritualità della notificazione e le garanzie del contraddittorio
Con la pronuncia in esame, il Tribunale accoglie – in parte - il ricorso presentato avverso il provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale, ritenendo fondato il motivo con cui la parte ha dedotto l’invalidità derivata del predetto atto per effetto dell’omessa rituale notifica dell’ingiunzione di demolizione.
Coglie l’occasione, il Tar, per effettuare una compiuta disamina dell’evoluzione della Giurisprudenza in materia.
Brevemente va ricordato che il procedimento previsto dall’articolo 140 c.p.c. (Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia) si articola in tre distinte formalità, compiute dall’ufficiale giudiziario: il deposito di copia dell'atto nella casa del Comune dove la notificazione deve eseguirsi; l'affissione dell'avviso del deposito alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario; la spedizione a quest'ultimo di una raccomandata con avviso di ricevimento per avvertirlo dell'avvenuto deposito dell'atto.
In particolare, la ricostruzione sistematica del Tribunale si incentra sulla sentenza della Corte costituzionale n. 3 del 2010, con cui è stata dichiarata l’illegittimità dell’articolo 140 c.p.c. nella parte in cui prevedeva che la notifica si perfezionasse, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione.
Attraverso l’intervento della Corte costituzionale, si è finalmente superata la “discrasia” che si era creata a seguito delle precedenti pronunce tra la disciplina legislativa della notificazione a mezzo posta e l'articolo 140 c.p.c., essendo ormai principio consolidato dell’ordinamento processuale civile quello secondo il quale il momento in cui la notifica si deve considerare perfezionata per il notificante deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario.

L’acquisizione al patrimonio comunale
Il Tribunale richiama l’orientamento già affermato dalla giurisprudenza (Tar Napoli, sezione VIII, n. 4964 del 2013) sulla base di quanto affermato dalla Corte costituzionale (sentenza n. 345 del 1991), secondo il quale l’acquisizione gratuita dell'area non è una misura strumentale, per consentire al Comune di eseguire la demolizione, né una sanzione accessoria di questa, ma costituisce una sanzione autonoma che consegue all'inottemperanza all'ingiunzione, abilitando l'Amministrazione ad una scelta fra la demolizione d'ufficio e la conservazione del bene, definitivamente già acquisito, in presenza di prevalenti interessi pubblici, vale a dire per la destinazione a fini pubblici, e sempre che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali.
L'acquisizione gratuita al patrimonio comunale è peraltro una sanzione prevista per l'ipotesi di inottemperanza all'ingiunzione di demolizione e si riferisce dunque al responsabile dell'abuso.


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