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Per il piccolo muretto di cinta non serve un permesso di costruire

di Lorenzo Camarda

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È illegittima l’ordinanza di demolizione di un muretto di cinta, di scarso impatto urbanistico-edilizio, in quanto realizzato in assenza di permesso edilizio. È quanto si ricava dalla sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, 4 gennaio 2016, n. 10.

Il caso
L’Unione Bassa Est Parmense ordina la demolizione di un muretto di recinzione a supporto della rete metallica posta a divisione di due distinti lotti realizzato, senza permesso edilizio. Il privato ricorre al Tar Emilia Romagna-Parma adducendo che il muro ha anche la funzione di muro di contenimento del terreno e che, comunque, non costituisce un rilevante impatto urbanistico/edilizio. Il Tar competente respinge il ricorso in quanto il muro non può qualificarsi come un muro di solo contenimento del terreno ed, inoltre, tale muro supera in altezza il piano di campagna. Viene proposto allora ricorso al Consiglio di Stato.

Quid juris?
Le questioni di diritto sono due e non sono di immediata soluzione:
a)    la prima riguarda la natura giuridica del muro. Si tratta di un muro di cinta oppure di un muro di contenimento?
b)   la seconda riguarda il titolo abilitativo necessario per realizzare l’opera. È necessario il permesso edilizio oppure è sufficiente una Dia (dichiarazione di inizio di attività)?

Le conclusioni dei Giudici di Palazzo Spada
In ordine alla prima questione il Consiglio di Stato ritiene che il muro si caratterizzi come vero e proprio muro di cinta in quanto costruito sul confine con evidente funzione di separazione dei due distinti lotti. Il fatto che il muro assolva anche la funzione di contenimento (come risulta dalla documentazione agli atti) non è rilevante nella fattispecie all’esame.
In ordine alla seconda questione il Consiglio di Stato evidenzia che il Tu edilizia (Dpr 6 giugno 2001, n. 380) non specifica se il muro di cinta necessiti del permesso di costruire oppure se sia sufficiente una Dia (dichiarazione di inizio attività). Pertanto la questione è rimessa alla giurisprudenza consolidata in materia (ex multis, Consiglio di Stato, Sezione IV, 3 maggio 2011, n. 2621) secondo la quale la realizzazione di muri di cinta di modesti corpo ed altezza è generalmente assoggettabile al regime della Dia (ora Scia).
Poiché, secondo il Collegio, l’opera in questione si configura come un impatto urbanistico accettabile (ancorché superi di poco il piano di campagna) il ricorso viene accolto, la sentenza del Tar Emilia Romagna-Parma viene riformata e l’ordinanza di demolizione viene annullata in quanto la fattispecie all’esame (assoggettata a Dia, ora Scia) non prevede, in caso di violazione, la demolizione, ma solo la sanzione pecuniaria.  


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