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È pertinenza solo l'opera priva di autonoma destinazione edilizia

di Lorenzo Camarda

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In materia edilizia si qualifica pertinenza esclusivamente l’opera che sia priva di autonoma destinazione ed esaurisca la sua destinazione d’uso nel rapporto funzionale con l’edificio principale, così da non incidere sul carico urbanistico. E’ quanto si ricava dalla sentenza del Consiglio di Stato del 4 gennaio 2016, n. 19 che si colloca nel solco della giurisprudenza dei giudici di Palazzo Spada.

Il fatto
Con determina dirigenziale, Roma Capitale stabilisce la demolizione di un’opera edilizia abusiva, senza permesso edilizio, consistente  nella realizzazione di una tettoia di mq 25 circa con copertura in lamiera e struttura in paletti metallici in alluminio, imbullonata alla recinzione di un’area privata. Il ricorrente adduce che l’opera debba configurarsi come pertinenza del manufatto principale a cui accede e pertanto la sua realizzazione non abbisogna di un permesso edilizio. Anche perché l’opera si connota come sostituzione di una precedente tettoia. Dinnanzi al rigetto del giudice di prime cure, ricorre in appello.

Quid juris?
Concorrono a complicare la questione le differenti accezioni che vengono fornite dalla giurisprudenza civile e amministrativa alla nozione di pertinenza: la prima più elastica rispetto a quella più rigorosa dettata dall’ urbanistica/edilizia. Secondo quest’ultima un’opera può definirsi accessoria rispetto ad un’altra, da considerarsi principale, solo allorquando la prima sia parte integrante della seconda, in modo da non potersi separare le due cose senza che ne derivi l’alterazione dell’essenza e della funzione dell’insieme. Conseguentemente, in edilizia, sono qualificabili pertinenze solo le opere che siano prive di autonoma destinazione e che esauriscono la loro destinazione d’uso nel rapporto funzionale con l’edificio principale. (si veda Consiglio di Stato, n.2549/2011).
L’altro aspetto della questione riguarda l’individuazione del titolo abilitativo  necessario per poter realizzare un manufatto che si configura come una tettoia in ferro, di circa 25 mq, ancorata al terreno con pali fissi di metallo. In materia edilizia si tratta di una nuova costruzione per la quale è necessario il permesso di costruire, come Roma-Capitale e giudice Tar Lazio sostengono.

Conclusioni
Il Giudice di Appello rileva che il manufatto in questione si presenta come una nuova costruzione in quanto appare solidamente ancorato a terra e pertanto di difficile rimozione e non può essere individuato come pertinente in quanto implica una trasformazione urbanistico-edilizia. Conseguentemente l’opera per essere realizzata deve essere munita da regolare permesso di costruire di cui all’articolo 3 del Testo unico edilizia. Ed in assenza di quest’ultimo, l’opera deve essere demolita. Per queste ragioni il Consiglio di Stato conferma la sentenza del Tar Lazio-Roma. 


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