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Pianificazione urbanistica, le scelte dell'amministrazione prevalgono sempre

di Maria Claudia Politi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Non è ravvisabile un’aspettativa qualificata rispetto al mutamento della destinazione urbanistica di un’area, mutamento rispetto al quale l’Amministrazione ha ampia discrezionalità, potendone modificare la destinazione anche in senso peggiorativo rispetto agli interessi del proprietario.
È quanto afferma il Tar Salerno, sezione I, con la sentenza 4 dicembre 2015, n. 2555.

L’approfondimento
Le scelte amministrative pianificatorie sulla destinazione dei suoli, infatti, non richiedono una specifica motivazione, salvi i casi in cui sussiste in capo al privato un’aspettativa qualificata, che tuttavia non può derivare dalla diversa destinazione urbanistica precedentemente attribuita alla stessa area.
La valutazione dell’idoneità delle aree a soddisfare, con riferimento alle possibili destinazioni, specifici interessi urbanistici, rientra nei limiti dell’esercizio del potere discrezionale rispetto al quale, a meno che non siano riscontrabili errori di fatto o abnormi illogicità, non è neppure configurabile il vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento.
L'ampiezza del potere conferito alla PA appare giustificata dall'alta rilevanza dell'interesse da questa perseguita, rispetto al quale si dimostrano recessivi gli interessi di cui siano portatori i singoli.

Il caso
La società ricorrente, proprietaria di un terreno ricompreso in una zona caratterizzata da diretta edificabilità, aveva ottenuto in precedenza permesso di costruire, sospendendo tuttavia i lavori per sopravvenute esigenze aziendali. Il Comune, con le delibere oggetto di impugnazione, ha successivamente inserito i terreni di proprietà della parte ricorrente nell'ambito di una zona nella quale l’edificabilità è subordinata alla preventiva approvazione di un piano urbanistico attuativo. La società, ravvisando vizi di illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere degli atti in esame, ha adito il Tar Salerno, il quale non ha condiviso le censure addotte.

Spunti critici
La soluzione a cui è giunta a più riprese la giurisprudenza appare condivisibile.
La rilevanza dell'interesse pubblico di cui è portatrice la PA in ordine alla regolazione e pianificazione degli interventi sul territorio comporta infatti la necessità, nella materia in esame, che l’esercizio del relativo potere prevalga in modo determinante sulle posizioni dei singoli, a meno che questi, secondo ragionevolezza, risultino titolari di posizioni meritevoli di specifica tutela (Tar Firenze, sez. I, 21 novembre 2007 n. 4106).
La persistenza del potere in capo all'Amministrazione consente un immanente esercizio dello stesso, senza che le scelte discrezionali che assistono alla definitiva formazione della volontà possano risultare sindacabili per effetto di generiche aspettative eventualmente ingenerate da precedenti comportamenti.
Va peraltro rimarcato come l’esercizio di tale potere, debba necessariamente muovere da una precisa, chiara e completa cognizione delle situazioni, fattuali e giuridiche, su cui interviene, anche se l'assetto finale si connoti poi per la più ampia discrezionalità (Cga Regione Sicilia, 9 luglio 2012, n. 583); e che la sindacabilità dello stesso in sede giurisdizionale transita attraverso l’emersione profili inficianti rappresentati da arbitrarietà, irrazionalità od irragionevolezza, ovvero dal travisamento dei fatti in relazione alle esigenze che si intendono concretamente soddisfare (Tar Brescia, sez. I, 8 aprile 2010, n. 1513; Tar Bari, sez. III, 19 novembre 2009, n. 2781).

Conclusioni
In tali limiti, va dunque ribadito come la volontà di imprimere ad un'area di proprietà privata una destinazione vincolistica in sede di nuova pianificazione generale non sia censurabile nemmeno quando ciò si risolva nella introduzione, per quel suolo, di un regime che ne comprime le potenzialità edificatorie, anche considerato che l'aspettativa edificatoria del privato è recessiva rispetto all'esercizio in modo pieno dei poteri di pianificazione e di espropriazione previsti dall'ordinamento (Tar Brescia, 4 giugno 2009, n. 1172)


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