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Appalti, le amministrazioni chiedono il «rating» sulle imprese

di Gaetano Scognamiglio

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Circa l'80% delle pubbliche amministrazioni italiane sarebbe favorevole all'introduzione di criteri reputazionali per la valutazione delle imprese, a condizione che il sistema non produca più burocrazia, più contenziosi, più farraginosità. Si tratta di una innovazione importante, che non a caso rientra fra le tematiche della riforma dei contratti pubblici, perchè l'attenzione alla reputazione delle imprese comporta come corollario la necessità di monitorare la gestione dei contratti , troppo spesso trascurata dopo l'affidamento.

Senza controlli
Un "rating" che misuri non la legalità delle imprese (sottoposta a altre verifiche) ma la loro affidabilità e qualità rappresenterebbe una necessità per il nostro ordinamento e uno strumento di messa in trasparenza dell'azione dei fornitori. Infatti nel 57% delle stazioni appaltanti italiane non si riesce a mettere in atto alcuna forma di controllo della performance in fase di esecuzione del contratto, e solo una stazione appaltante su cinque inserisce nei propri capitolati indicatori di performance oggettivi. A ciò si aggiunge un basso livello di soddisfazione verso i sistemi di qualificazione esistenti, considerati appena "sufficienti" a rilevare la qualità dei fornitori (giudizio di valutazione pari a 5,8 in una scala di valutazione 0-10).

L'indagine
È quanto emerge dauna ricerca sul tema, condotta da Promo PA Fondazione, in collaborazione con BravoSolution su 250 stazioni appaltanti, i cui risultati sono stati presentati a Roma presso la sede della Città metropolitana. Il rapporto, curato da Annalisa Giachi, ha dimostrato che la Pa dovrebbe disporre di strumenti più adeguati per presidiare la spesa complessiva (soltanto il 15% del campione dichiara di utilizzare tecnologie di misurazione della performance e solo il 14% ricorre ad indicatori creati ad hoc sul singolo appalto) e che occorrerebbe passare da una fase centrata sul "pre-gara" a una fase in cui si presta attenzione alla qualità nell'esecuzione del contratto.

Tre indicatori
Ma come misurare la reputazione delle imprese? Secondo la maggioranza delle stazioni appaltanti, tre devono essere i criteri oggettivi da utilizzare:
• il rispetto dei tempi (per il 36%),
• la conformità dei lavori/forniture rispetto a quanto richiesto nel capitolato (20%)
• la qualità, intesa sia come qualità dei materiali o del servizio sia come qualità desunta dalle referenze in precedenti contratti (23%).
Si tratta di indicazioni importanti per il legislatore, anche perchè frutto dell'ascolto di una platea di operatori altamente rappresentativa, che sente la necessità, secondo Maria Di Carlo della Asl di Viterbo, di una prassi che preceda l'adozione di provvedimenti legislativi in settori cruciali come gli acquisti di beni e servizi, in cui il testo di legge non dovrebbe esser scritto tassativamente a tavolino ma dinamicamente insieme a chi deve porre in pratica le attività di gestione.


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