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Il reato di lottizzazione abusiva richiede grandi opere di urbanizzazione

di Lorenzo Camarda

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La lottizzazione abusiva si configura solo con la realizzazione di importanti opere di urbanizzazione destinate a servire interi quartieri residenziali, commerciali o direzionali, così trasformando considerevolmente il territorio. È quanto si ricava dalla sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V del 24 novembre 2015, n.5328.

Il caso
Un'immobiliare ricorre al Tar Lazio-Roma contro un’ordinanza di sospensione dei lavori e del conseguente provvedimento dell’acquisizione al patrimonio comunale di un’area interessata a un intervento  che il Comune ritiene configurarsi come lottizzazione abusiva. Si tratta di un intervento ricollegato al cambio di destinazione d’uso di due immobili preesistenti (uno da residenziale ad uffici, l’altro da rurale a spogliatoio) e dalla realizzazione di due parcheggi di cui uno interrato e l’altro ricadente in un ex invaso di raccolta delle acque che comporta il livellamento del terreno. Il Tar Lazio-Roma respinge il ricorso sulla base delle dichiarazioni del Comune che ritiene l’intervento comporti un radicale  stravolgimento dei luoghi, con trasformazione non solo edilizia, ma anche dell’assetto urbanistico della zona, con veri e propri interventi infrastrutturali di urbanizzazione primaria. L’immobiliare interessata si appella al Consiglio di Stato adducendo che si tratta di un abuso edilizio e non già di una lottizzazione edilizia.

In diritto
La questione gira attorno alla definizione di lottizzazione abusiva che si configura abusiva allorquando, in modo illegittimo, è preordinata a realizzare una sensibile trasformazione urbanistica sul territorio. Rispetto alla quale l’ordinamento giuridico prevede la sanzione della confisca dei terreni oggetto dell’intervento abusivo (articolo 30, comma 8, Dpr 380/2001). Stante la gravità della fattispecie repressiva, la giurisprudenza consolidata in materia è orientata a richiedere  puntuali e circostanziati riscontri prima di definire una lottizzazione abusiva, in mancanza dei quali ravvisa più propriamente un intervento edilizio abusivo punibile in modo meno pesante ai sensi dell’articolo 31 dello stesso Dpr 380/2001.
Nella fattispecie concreta all’esame si ravvisa dalla lettura della sentenza che, in corso del procedimento amministrativo, lo stesso Comune aveva qualificato l’intervento come violazione delle norme urbanistico-edilizie e non come violazione delle norme dettate per la lottizzazione. Peraltro, rileva lo stesso giudice di appello, non si sarebbe resa necessaria la realizzazione di nuove opere di urbanizzazione primaria, dovendosi solo effettuare la bonifica di un’area abbandonata, oltre la realizzazione dei due parcheggi e l’installazione di ascensori.

Conclusioni
Il consiglio di Stato non ravvisa  gli estremi della lottizzazione abusiva nella fattispecie all’esame in quanto il Comune -a giudizio del Collegio giudicante-  si limita ad enunciare genericamente che sussistono i requisiti per qualificare l’abuso come   lottizzazione abusiva, ma non riesce a dimostrare  che l’intervento incriminato trasformi effettivamente l’area nel senso denunciato. Sicché, fatti salvi i provvedimenti che il Comune deve adottare in presenza di opere edilizie sprovviste dei necessari titoli abilitativi, annulla l’ordinanza appellata.   


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