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Il vincolo storico-artistico della soprintendenza può essere contestato solo per illogicità manifesta

di Lorenzo Camarda

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La valutazione della sussistenza del vincolo storico-artistico di competenza della Soprintendenza può essere sindacato, in sede giurisdizionale, esclusivamente per motivi di incongruità e di illogicità tali da mettere in discussione l’attendibilità della valutazione della Soprintendenza stessa. È quanto si ricava dalla sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, 14 ottobre 2015, n. 4747.

Il caso
Il Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto qualifica, con proprio decreto, un immobile sito in un Comune come bene di interesse culturale ai sensi dell’articolo 10, comma 3, lett. a), Dlgs 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio).
Ricorre al Tar Veneto il comproprietario del bene che intende ristrutturare radicalmente l’immobile ed eccepisce che il decreto della Soprintendenza è viziato per violazione di legge ed eccesso di potere. Nello specifico evidenzia che il bene ha già subito diverse modifiche; si trova in uno stato di degrado tale da non meritare di essere salvaguardato; il Prg qualifica il bene come un edificio di moderato interesse storico ed ambientale; la Soprintendenza adotta due pesi e due misure non avendo alcunché eccepito per gli immobili vicini che, rientrando nel medesimo sito, avrebbero dovuto seguire la stessa sorte, per stessa considerazione della Soprintendenza.

In diritto
La materia è disciplinata dal Dlgs 22 gennaio 2004, n. 42, noto come Codice dei beni culturali e del paesaggio che attribuisce al parere tecnico della Soprintendenza un’ampia discrezionalità tecnico-amministrativa che, nel merito, può essere messa in discussione solo per illogicità manifesta.  Così come da consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato (ex plurimis, Consiglio di Stato sentenze n. 1000/2015; 3360/2014; 2019/2014 e 1557/2014).

Conclusioni
Secondo i Giudici di Palazzo Spada non rileva né il fatto che l’immobile abbia subito già diverse modifiche né che si trovi in uno stato di evidente degrado. È rimessa, infatti, alla Soprintendenza la valutazione del caso concreto. Evidenzia, inoltre, il Consiglio di Stato che la tutela storico-artistica protegge non già un’opera dell’ingegno dell’autore, ma un’oggettiva testimonianza materiale di civiltà che può risultare anche da interventi successivi nel tempo.
Viene rigettata poi l’eccezione secondo la quale l’immobile abbia subito un vincolo non riservato agli immobili ubicati medesimo sito, essendo genericamente motivata e non rapportabile al caso concreto.
In merito, infine, alla qualificazione dell’immobile nelle Norme tecniche di attuazione del Prg essa risulta irrilevante trattandosi di qualificazione informata a parametri urbanistici ed edilizi, la quale certamente non preclude alla Soprintendenza di vincolare il bene ai sensi degli articoli 13 e 10, comma 3, del Codice dei beni culturali.


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