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Fornitori della Pa, semplificata l'iscrizione nella White list in attesa della banca dati antimafia

di Paolo Canaparo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La riforma Madia prevede all'articolo 7 una delega per la semplificazione delle procedure di iscrizione negli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, istituiti in base all'articolo 1, comma 52, della legge 190/2012 (le «white list»). Ciò unificando o interconnettendo le banche dati delle amministrazioni centrali e periferiche competenti, e prevedendo un sistema di monitoraggio semestrale finalizzato all'aggiornamento degli elenchi costituiti presso le prefetture (lettera h).
Sono due principi e criteri direttivi volti da un lato a intervenire sui diversi profili che possono aggravare gli adempimenti a carico di amministrazioni e soggetti imprenditori e, dall'altro, a garantire l'aggiornamento degli elenchi con cadenza periodica.

Le white list
Ricordiamo che le white list sono state previste dall'articolo 1, comma 52, della legge anticorruzione (90/2014), conferendo all'iscrizione negli elenchi della prefettura della Provincia in cui l'impresa ha sede l'effetto di soddisfare i requisiti per l'informazione antimafia, ma nella sua formulazione originaria non conteneva alcun obbligo sull'utilizzo degli elenchi per le verifiche antimafia necessarie all'affidamento delle attività elencate dal comma 53.
Con l'entrata in vigore del decreto legge 90/2014, per disposto dell'articolo 29 l'originario comma 52 è stato sostituito. In base al nuovo quadro normativo è esplicitamente sancito l'obbligo per le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici, anche costituiti in stazioni uniche appaltanti, gli enti e le aziende vigilati dallo Stato o da altro ente pubblico e le società o imprese comunque controllate, nonché i concessionari di opere pubbliche e, infine, per i contraenti generali – di consultare gli elenchi.
Ciò significa che le stazioni appaltanti non devono più richiedere la certificazione antimafia per le imprese iscritte nella white list. Per quanto concerne gli operatori economici che svolgono attività maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa, nulla ha previsto sull'obbligo di iscriversi negli elenchi. Tale obbligo, comunque, appare implicitamente ricavabile dal comma 2, articolo 29, del decreto legge 90/2014, nella misura in cui, introducendo un regime transitorio alla disciplina delle verifiche tramite elenco, riconosce di fatto l'iscrizione come una condizione per ricevere l'affidamento dei relativi contratti.
Il comma 2, infatti, prevede che «per un periodo non superiore a dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, del citato decreto legislativo n. 159/2011, per le attività indicate all'articolo 1, comma 53, della predetta legge n. 190/2012, procedono all'affidamento di contratti o all'autorizzazione di subcontratti previo accertamento della avvenuta presentazione della domanda di iscrizione negli elenchi in questione»; dalla speciale previsione, secondo cui la sola presentazione della domanda di iscrizione può essere ritenuta idonea condizione per l'affidamento del contratto (salvo il recesso della stazione appaltante in caso di sopravvenuto diniego, in base all'articolo 94, commi 2 e 3, del Dlgs 159/2011), se ne può ricavare, in via interpretativa, la sussistenza di una regola generale che attribuisce all'iscrizione delle imprese negli elenchi la natura di condizione necessaria per ottenere l'affidamento di contratti nei settori elencati dal comma 53, articolo 1, della legge anticorruzione (ciò che rende l'iscrizione, di fatto, obbligatoria).

La posizione dell'Anac
Contro questo quadro normativo di riferimento, che da una parte impone come obbligatorio l'utilizzo dell'elenco, ma dall'altro non prevede in modo chiaro ed esplicito un corrispondente obbligo di iscriversi per le imprese e gli operatori economici, e anzi disciplina l'iscrizione in termini volontari (articolo 2, comma 2, del Dpcm 18 aprile 2013), si è espressa anche l'Anac con l'atto di segnalazione n. 1/2015, chiedendo al Governo di prevedere espressamente l'obbligatorietà dell'iscrizione negli elenchi.
La recente legge 25/2015 (conversione del Dl 78/2015 sugli enti locali), peraltro, ha previsto all'articolo 11-bis la proroga della fase transitoria regolata dal Dl 90/2014, scaduta lo scorso 25 giugno, fino all'attivazione della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, prevista a gennaio 2016. Fino a quel momento, gli elenchi rimangono facoltativi e l'affidamento di lavori pubblici nei settori a rischio di infiltrazione mafiosa, quindi, può essere concesso nel solo presupposto che l'impresa abbia richiesto l'iscrizione nelle white list tenute dalle prefetture.
Con questa misura - una sorta di ponte ideale tra il sistema tradizionale delle verifiche antimafia e quello, di ormai prossima attuazione, che fa perno sulla banca dati nazionale unica - si intende consentire alle pubbliche amministrazioni di continuare ad affidare contratti, diretti e indiretti, a imprese che pur avendo prodotto formale istanza per l'iscrizione non hanno ancora ottenuto il formale inserimento negli elenchi prefettizi.
Al superamento della fase transitoria descritta si allinea ora l'esercizio della delega dell'articolo 7 della riforma Madia.


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