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Valorizzazione di immobili statali: premio fino al 15% per i Comuni che approvano le varianti urbanistiche

di Maria Luisa Beccaria

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Arrivano i criteri per riconoscere una quota dei proventi della valorizzazione di immobili di proprietà dello Stato agli enti territoriali che abbiano contribuito con la sottoscrizione di un accordo di programma. La strategia del governo per promuovere lo sviluppo ha coinvolto anche gli immobili pubblici e gli enti locali attraverso le politiche di sviluppo del territorio. Ecco dunque che è stato introdotto uno strumento flessibile di federalismo con l'articolo 26 del Dl 113/2014 che dedica specifiche disposizioni alla valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati: sono semplificati e accelerati i procedimenti attraverso lo strumento dell'accordo di programma ex articolo 34 del Dlgs 267/2000, che costituisce variante urbanistica.
Il ruolo attivo dei Comuni è evidenziato nell'identificazione dei contenuti dell'accordo, con la presentazione di proposte progettuali che possono favorire anche iniziative di partenariato pubblico privato. Si tratta di soddisfare le esigenze del territorio non solo con il riutilizzo, per fini di interesse pubblico, ma anche con l'individuazione di nuove funzioni urbane. La norma si riferisce in particolare al patrimonio immobiliare pubblico dello Stato, ma se la proposta riguarda immobili in uso ad altre Pa va verificata l'effettiva esigenza del bene per gli usi istituzionali.

La procedura
Nel segmento procedurale di 30 giorni incentrato sulla valutazione dell'Agenzia del Demanio, è fatta salva la presentazione da parte di quest'ultima di una ipotesi di utilizzo già finanziata o in corso di finanziamento (inserimento di un bene in un piano di razionalizzazione), oppure di valorizzazione, per beni compresi in intese/accordi, o di alienazione per beni oggetto di bandi o inclusi in una operazione di vendita straodinaria, come sottolineato nelle iniziali istruzioni dell'Agenzia del Demanio. La variante urbanistica costituisce titolo per l'Agenzia del Demanio all'alienazione, alla concessione ordinaria (Dpr 296/2005) o alla costituzione del diritto di superficie.
Nelle prime indicazioni della Agenzia del Demanio viene prefigurata, nel periodo dei suddetti 30 giorni, una procedura concertata con il Comune, per raggiungere la condivisione della soluzione di trasformazione o confronto concorrenziale.

L'attuazione
Il Dm Economia dello scorso 7 agosto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 settembre, dà attuazione in particolare all'articolo 26 comma 8 del Dl 133/2014, con riferimento agli immobili di proprietà dello Stato, compresi quelli in uso al ministero della Difesa e non più utili alle finalità istituzionali. Esso definisce una quota parte dei proventi, assegnata agli enti territoriali che hanno contribuito, mediante sottoscrizione e attuazione dell'accordo di programma alla conclusione del procedimento di valorizzazione o alienazione degli immobili la cui destinazione d'uso sia stata modificata.

L'attribuzione delle quote
È stato usato un criterio temporale (si veda l'allegato al decreto) per attribuire una quota compresa tra il 5% e il 15% dei proventi derivanti dall'alienazione della proprietà o dalla alienazione o costituzione del diritto di superficie degli immobili la cui destinazione d'uso sia stata cambiata. Tale quota può essere riconosciuta con cessione di beni immobili di valore equivalente o con le risorse prodotte dall'alienazione.
In applicazione del principio di buona amministrazione vengono considerate la complessità dell'intervento e la riduzione della tempistica necessaria per concludere il procedimento. Il 15% spetta a chi termina il procedimento urbanistico entro 12 mesi, il 5% compete per variante dopo i 24 mesi.
Per il bonus, spettante all'ente che non rispetta il termine annuale a causa della complessità dell'intervento, sono presi in considerazione anche il numero dei beni, il valore finale degli stessi dopo la valorizzazione, la popolazione residente nel Comune. Il totale della quota premiale non deve sforare però il tetto del 15%.
Le predette quote sono confermate agli enti locali, dal 1° gennaio 2018, pure per l'alienazione di immobili valorizzati in uso al ministero della Difesa non più rispondenti alle sue finalità istituzionali; al Ministero resta la quota pari al 35% del ricavato della vendita.

La concessione
Per l'intera durata della concessione di valorizzazione degli immobili di cui all'articolo 3-bis della legge 410/2001 è assegnata agli enti locali una quota premiale del 10% del canone e, se previsto dal bando di gara, ai Comuni compete una somma non inferiore al 50% e non superiore al 100% del contributo di costruzione, che deve versare il concessionario all'atto del rilascio del titolo abilitativo edilizio.
In generale viene confermata la ratio dei parametri sinora utilizzati nell'ambito degli strumenti di valorizzazione di cui al D.L. n. 351/2001, convertito dalla legge 410/2001, in ordine alle concessioni di valorizzazione che costituiscono uno strumento innovativo per i beni immobili statali e locali, non strumentali ai fini istituzionali. Per implementare il loro uso e attrarre investimenti privati, essi possono essere concessi o locati a titolo oneroso fino a 50 anni.


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