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Nel project financing la Pa non cerca solo un contraente ma una «proposta»

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La procedura di scelta del promotore presenta caratteri peculiari in quanto è volta alla ricerca non solo di un ‘contraente' ma di una ‘proposta' che integri l'individuazione e la specificazione dell'interesse pubblico perseguito (Consiglio di Stato sezione I 29 aprile 2013 n. 7153); la stessa, infatti, ancorché in qualche misura procedimentalizzata e quindi entro certi limiti sindacabile in sede giurisdizionale, è connotata da amplissima discrezionalità amministrativa, essendo intesa non già alla scelta della migliore fra una pluralità di offerte sulla base di criteri tecnici ed economici predeterminati, ma alla valutazione dell'esistenza stessa di un interesse pubblico che giustifichi l'intervento.
Lo ha ricordato la I sezione del Tar Veneto con sentenza del 1° settembre 2015 n. 955.

Il caso
Nella specie, era contestato l'operato della Federazione ciclistica italiana che, avendo stabilito di avvalersi del finanziamento previsto dalla legge 24 dicembre 2007 n. 244, come modificata dalla legge 8 maggio 2012 n. 65 e di adottare le necessarie procedure per realizzare il velodromo nella provincia di Treviso, decideva di agire tramite lo strumento del project finacing.

L'utilizzo del parere di una Commissione di esperti
La decisione del Tar Veneto assume particolare interesse, non soltanto nella parte in cui ribadisce le peculiari caratteristiche della procedura di scelta del promotore, ma anche in quella, diversa, in cui osserva che la Federazione anzidetta ha non è incorsa in vizi di legittimità nello stabilire che il Consiglio federale, onde procedere alla valutazione della sussistenza del requisito del pubblico interesse delle proposte eventualmente presentate, si avvalesse del parere di una Commissione di esperti la quale, di concerto con il Rup, avrebbe esaminato le proposte e formulato le proprie osservazioni (in concreto, è stata nominata una Commissione di valutazione, composta da un Presidente e tre membri, con il seguente compito: "esaminare le proposte di Project financing tenendo conto delle indicazioni di cui all'articolo 154 del Dlgs 163/2006, eventualmente anche acquisita integrazione documentale o sentiti i proponenti a chiarimento, e dovrà esprimere le proprie considerazioni e valutazioni con relazione scritta da inoltrare al Consiglio tramite il Rup").
Ad avviso dei giudici amministrativi veneti, in simili casi non si tratta di una Commissione "giudicatrice", ma di una Commissione che svolge attività istruttoria e di verifica della proposta, esprimendo osservazioni di carattere tecnico, laddove le valutazioni della rispondenza della proposta medesima al pubblico interesse rientrano nella sfera puramente discrezionale propria dell'organo di governo dell'Ente procedente, che , nel caso in discussione, è rappresentato dal Consiglio federale della Fci.

I diversi ruoli
La chiosa: "Non pare fuori luogo ricordare, infatti, che compito ultimo dell'Ente procedente è quello di valutare se il progetto proposto abbia o meno i contenuti necessari per soddisfare il pubblico interesse in funzione del quale il programma è stato concepito.
In tale prospettiva, le dedotte violazione dell'articolo 84 del Dlgs n. 163/2006 non possono essere condivise, stante la particolare natura della Commissione di valutazione nominata dalla Fci
".
Ne discende, per un verso, la conferma della procedimentalizzabilità ("in certa misura", come specifica il Tar Veneto) di questa particolare procedura, ma anche il (conseguente) ruolo in certo senso istruttorio di Commissioni (organismi comunque straordinari ed eventuali) del genere di quella nella specie istituita, che rischia tuttavia di svuotare in qualche modo tanto il ruolo preparatorio del Rup quanto quello decisorio dell'organo competente ad assumere la determinazione finale.


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