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Centrali uniche di committenza, per l'Anci nei piccoli Comuni solo su grandi importi

di Daniele Formiconi

A partire dunque dal 1º novembre 2015 entrerà in vigore la disposizione che inibisce ai Comuni non capoluogo la contrattazione autonoma in tema di lavori, servizi e forniture e impone agli stessi di eseguire le relative procedure di gara in forma aggregata (Unione di Comuni, Convenzioni con altri Comuni, o ricorso ai soggetti aggregatori o alle Province), salvi i casi di acquisti con procedure telematiche (comprensivi anche degli acquisti Consip), ancora effettuabili in forma autonoma.
La legge 13 luglio 2015 n. 107 (Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti) ha previsto la proroga da settembre a novembre dell'entrata in vigore delle procedure di centralizzazione degli acquisti per tutti i Comuni non capoluogo di Provincia.

L'emendamento dell'Anci
L'Anci, per scongiurare il rischio di ulteriori penalizzazioni e aumenti di costi dovuti al quadro normativo eccessivamente complesso e che, in particolare nei piccoli Comuni, rischia di ingessare il sistema di acquisizione, ha sostenuto con forza, da ultimo nel Dl enti locali, l'emendamento di esenzione dall'obbligo di ricorrere alla Cuc fino a un valore di 40.000 euro, per tutti i Comuni, anche quelli inferiori a 10.000 abitanti, per gli acquisti di beni, servizi e lavori, come previsto dalla precedente normativa.
L'emendamento non è stato accolto in sede di conversione del Dl enti locali e l'Anci lo riproporrà nel primo provvedimenti utile, anche tenendo conto dell'odg approvato alla Camera il 4 agosto scorso che va nella stessa direzione, seppure con la seguente diversa formulazione: «La Camera, preso atto che la legge di conversione del decreto-legge n. 192 del 2014 (n. 11 del 27 febbraio 2014) prevede per i comuni non capoluogo l'obbligo di rivolgersi alle centrali uniche di acquisto a partire dal 1° settembre 2015 (ora 1 novembre); considerato che tale norma per i piccoli comuni (sotto i 5.000 abitanti) rappresenta in alcuni casi un ostacolo al buon funzionamento della macchina pubblica nel dare risposte rapide ed efficaci alle esigenze degli enti stessi e dei cittadini, oltre a scontrarsi in molte occasioni con le evidenti difficoltà delle strutture amministrative dei piccoli comuni, impegna il Governo a valutare la possibilità, nei prossimi provvedimenti legislativi, di prevedere l'obbligatorietà del ricorso alle centrali uniche di committenza da parte dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti solo per l'acquisto di beni, servizi e lavori di importo superiore a euro 20.000 (ventimila)».

(*) Responsabile Area Affari Istituzionali, Personale, Piccoli Comuni


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