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Congruità dei costi del lavoro: la stazione appaltante deve effettuare le verifiche

di Federico Gavioli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Le stazioni appaltanti sono obbligate a valutare la congruità dei costi del lavoro e della sicurezza indicate dalle imprese concorrenti; la mancanza dell'indicazione di costi, tuttavia, non giustifica l'automatica esclusione delle imprese se la stazione appaltante non ha proceduto alla verifica sulla serietà e sostenibilità dell'offerta. Sull'argomento si è espresso, anche di recente, il Consiglio di Stato con la sentenza n. 1723/2015.

La vicenda
Nel caso in esame un'azienda sanitaria aveva indetto una procedura aperta, da aggiudicarsi al prezzo più basso, per l'affidamento triennale del servizio di vigilanza presso alcune strutture aziendali; alla gara avevano partecipato società specializzate nel settore della vigilanza. Dall'esito della gara era risultata prima in graduatoria una Srl che però non aveva specificato nell'offerta l'importo dei costi per la sicurezza da rischio specifico; stessa sorte anche alla seconda classificata, mentre la terza classificata aveva distintamente esposto tali costi, separandoli dall'offerta economica; per tale ragione quest'ultima è divenuta aggiudicataria definitiva.
La Srl ha, quindi, impugnato il provvedimento di aggiudicazione definitiva davanti al Tar. Con sentenza del giugno 2014, il Tar, ha ritenuto illegittima l'esclusione perché adottata in assenza di tale espressa previsione di gara: i giudici di prime cure avevano osservato che l'obbligo di indicare, a pena di esclusione, i costi della sicurezza aziendale non era, infatti, fissato né nel bando di gara, né nel relativo disciplinare, né nel capitolato, né nel modello allegato al disciplinare.

La decisione
Il Consiglio di Stato osserva che l'aspetto principale del ricorso è la legittimità, o meno, della necessità d'esporre in modo analitico i costi della sicurezza aziendale con un'indicazione specifica e separata rispetto al contenuto proprio dell'offerta economica, ossia della remunerazione attesa per il servizio dedotto in appalto. Corrisponde al vero, osserva il Consiglio di Stato, quanto affermato dai giudici di prime cure e cioè che la disposizione contenuta nel disciplinare di gara per com'è formulata, è al contempo generica ed ambigua, perché s'esprime dapprima con una locuzione più vicina alla nozione dei costi interferenziali, poi richiama quelli aziendali. Ma non è finita: essa non fornisce sul punto un apposito spazio, nel modello precompilato (allegato al disciplinare), dove indicare questi ultimi con quella specificità che la stessa legge di gara in modo tanto enfatico pretenderebbe.
L'articolo 86, comma 3-bis, del Codice dei contratti pubblici, prevede che «...nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell'anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di (…) servizi (...), gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al (...) costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all'entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture (...)». La norma si rivolge alle stazioni appaltanti, imponendo loro, «...nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell'anomalia delle offerte...», d'effettuare una specifica valutazione della congruità dei costi del lavoro e della sicurezza indicati dalle imprese concorrenti. Essa invero prevede che i costi in questione debbono essere specificamente indicati, ma tal indicazione è in sé ed oggettivamente funzionale alla verifica di congruità. Di conseguenza la mancanza di essa, anche per le imprese partecipanti a gare per appalti di servizi, non giustifica l'automatica esclusione delle stesse imprese dalla procedura comparativa, se la stazione appaltante non ha preliminarmente proceduto ad una verifica sulla serietà e sostenibilità dell'offerta economica nel suo insieme.


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