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Acquisti, le scelte operative in attesa del nuovo Codice appalti

di Alberto Barbiero

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il sistema della centralizzazione delle acquisizioni di lavori, servizi e forniture per i Comuni non capoluogo si incrocia con i nuovi soggetti aggregatori e con le future regole nel nuovo codice dei contratti, ma anche con le scelte di alcune Regioni e Province autonome.
Per le amministrazioni comunali i prossimi mesi si prospettano come decisivi per la riorganizzazione delle attività di procurement e di gestione degli appalti di lavori, in previsione dell'entrata in vigore il 1° novembre dell'obbligo di ricorso ai modelli di aggregazione, previsto dal comma 3-bis dell'articolo 33 del Dlgs 163/2006.
Molti enti hanno avviato percorsi per organizzare centrali uniche di committenza con altri Comuni non capoluogo, secondo schemi di prossimità o di macro-contesto, tenendo conto anche delle indicazioni elaborate dall'Anac con la determinazione n. 3/2015, che legittimano gestioni associate mediante convenzioni ex articolo 30 del Tuel.
Tra le quattro soluzioni delineate dalla norma rientra anche il ricorso soggetti aggregatori, che sono stati individuati dall'Autorità nazionale anticorruzione in base a quanto stabilito dall'articolo 9 della legge 89/2014 e dal Dpcm 11 novembre 2014.
Le trentacinque macro-centrali di committenza sono destinate a gestire una parte molto rilevante di forniture di beni e servizi con elevato grado di standardizzazione, in grado di soddisfare i bisogni operativi di molte amministrazioni locali.

La riforma del Codice appalti
Il loro ruolo viene a essere riconosciuto come prevalente anche nel Ddl delega per il recepimento delle direttive comunitarie in materia di appalti e di concessioni, che individua i soggetti aggregatori delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano come gestori di tutti gli appalti di valore superiore alla soglia comunitaria.
Tale prefigurazione è uno dei pochi punti ancora rivedibili del Ddl, a fronte della necessità di definire un dimensionamento realistico dei tre livelli di acquisto, destinando ai soggetti aggregatori i macro-appalti, ai moduli aggregativi dei Comuni non capoluogo la gestione di acquisizioni in una fascia intermedia ed alle singole amministrazioni la gestione di acquisti di importo più limitato.

Le scelte delle amministrazioni territoriali
Mentre il Ddl prosegue il suo cammino (con probabile ripresa a settembre), si registrano anche scelte particolari delle amministrazioni territoriali a statuto autonomo.
La Provincia autonoma di Bolzano, ad esempio, con l'articolo 11 della legge provinciale n. 9/2015 (adottata alla fine di luglio) ha stabiloito che i Comuni non capoluogo provinciale possono procedere, per gli affidamenti di lavori fino a 1.000.000 di euro e per i servizi e i beni sino a 207.000 euro senza ricorrere a centrali di committenza o forme di collaborazione intercomunali. Tali affidamenti devono però essere svolti mediante strumenti elettronici di acquisti, quali: il sistema telematico provinciale, il mercato elettronico provinciale, il mercato elettronico della Pa di Consip o l'adesione al sistema delle convenzioni-quadro, mentre in ordine agli affidamenti di lavori, servizi e forniture fino a 40.000 euro l'utilizzo degli strumenti elettronici non è obbligatorio.
Per gli affidamenti di lavori sopra 1.000.000 euro e di servizi e forniture sopra 207.000 euro i comuni non capoluogo della provincia di Bolzano devono procedere alternativamente mediante forme di collaborazione intercomunali, l'Agenzia provinciale per gli appalti, altre centrali di committenza, le comunità comprensoriali.
La scelta della Provincia autonoma di Bolzano segna quindi un punto importante a favore di una gestione della fascia "bassa" e della fascia "media" delle acquisizioni secondo valori molto significativi, aprendo uno spazio di confronto rispetto alla futura disciplina nazionale.


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