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Demolizione d'ufficio opere abusive, gli atti necessari per recuperare le spese

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In difetto di valutazione tecnico-economica e di delibera di approvazione della Giunta comunale, sono illegittime l'ingiunzione di pagamento adottata per recuperare le spese di demolizione delle opere abusive e la determina dirigenziale con la quale è stato approvato il certificato di regolare esecuzione delle stesse, in base all’articolo 41 del Dpr 6 giugno 2001 n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia).
È quanto afferma la sentenza 21 luglio 2015, n. 3854 della Sezione VI del Tar Campania, Napoli.

L’analisi normativa
Il ricorrente censurava, fra gli altri motivi di ricorso, la violazione delle regole che governano la procedura prevista per l’individuazione dell’importo da richiedere per la demolizione “in danno”, mancando agli atti la valutazione tecnico-economica unitamente alla delibera di approvazione della Giunta comunale, per come previsto dall’articolo 41 del citato Dpr 380/2001.
Tale ultima disposizione (che trova il proprio antecedente normativo nell’articolo 27 della legge 28 febbraio 1985, n. 47) stabilisce che “In tutti i casi in cui la demolizione deve avvenire a cura del Comune, essa è disposta dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale su valutazione tecnico-economica approvata dalla Giunta comunale”.
La disposizione risponde alle regole di trasparenza dell’azione amministrativa, insite nel principio di adeguata motivazione dei provvedimenti delle pubbliche autorità (articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241), riveniente dal più generale principio di buon andamento dei pubblici uffici (articolo 97 Cost.), a tutela e garanzia degli amministrati.
La giurisprudenza ha pacificamente affermato che è illegittima la delibera dirigenziale recante l’ingiunzione di pagamento delle somme occorse per la demolizione d’ufficio di opere edilizie abusivamente realizzate, che non sia stata preceduta da una valutazione tecnico economica della Giunta municipale (così Consiglio di Stato, sez. V, 2 novembre 2007 n. 5966; Tar Lazio, Roma, II bis, 11 ottobre 2011, n. 7887).
E’ interessante ricordare che la modifica apportata al citato articolo 41 del Dpr n. 380/2001 dal comma 49-ter dell’articolo 32 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, introdotto dalla legge di conversione 24 novembre 2003, n. 326 (che prevedeva che il Comune, così come le Amministrazioni statali e regionali, debbano trasmettere ogni anno al Prefetto l’elenco delle opere da demolire e che il Prefetto provveda all’esecuzione delle demolizioni) è stata dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza 28 giugno 2004, n. 196 della Corte costituzionale in quanto in contrasto con il primo ed il secondo comma dell’articolo 118 Cost., dal momento che non si limitava ad agevolare ulteriormente l’esecuzione della demolizione delle opere abusive da parte del Comune o anche, in ipotesi, a sottoporre l’attività comunale a forme di controllo sostitutivo in caso di mancata attività, ma sottraeva al Comune la stessa possibilità di procedere direttamente all’esecuzione della demolizione delle opere abusive, senza che vi fossero ragioni a favore dell’allocazione di tali funzioni amministrative in capo ad un organo statale.

Le conseguenze
Per la sentenza in commento, l’annullamento dell’atto di ingiunzione di pagamento adottata per il recupero delle spese di demolizione (c.d. d’ufficio) delle opere abusive realizzate nonché della determina dirigenziale con la quale è stato approvato il certificato di regolare esecuzione delle opere di demolizione implica che sono dovuti gli importi per le spese di demolizione di cui alla originaria ordinanza di demolizione (non impugnata).


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