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Le strutture nei capoluoghi di Provincia in un'indagine di Legambiente

di Giovanni La Banca e Antonella Russo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Realizzata sui Comuni capoluogo di provincia, è la ricerca annuale di Legambiente [Ecosistema Scuola - XV Rapporto Legambiente] sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado.
L'indagine nasce con l'obiettivo di fotografare gli investimenti degli Enti locali sulle politiche che intrecciano la sostenibilità e la sicurezza degli edifici con la contestuale diffusione di buone pratiche.
I dati presentati sono relativi all'anno 2013 e sono stati raccolti tramite questionario su un numero pari a 94 Comuni partecipanti per un totale di 6.648 edifici e una popolazione scolastica Comuni di 1.272.138.
Sono diversi i parametri utilizzati da Legambiente nel proprio studio, distribuiti in diverse macrocategorie:
a) Anagrafica e informazioni generali sugli edifici
b) Certificazioni, sicurezza e manutenzione
c) Servizi messi a disposizione delle istituzioni scolastiche e avvio di pratiche ecocompatibili
d) Situazioni di rischio

Gli ambiti di indagine dove si riscontrano le maggiori carenze di informazioni sono quelli riguardanti le certificazioni e l'esposizione degli edifici scolastici a situazioni di rischio ambientale.
Un problema questo, che accomuna sia le piccole che le grandi città, attestando una scarsa attenzione e un deficit nei monitoraggi di alcuni parametri ambientali.
Il primo elemento che emerge dai dati è legato alla vetustà degli edifici scolastici: su 6.648, circa il 58% è stato costruito prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica del 1974, mentre solo il 3,3% tra il 2001 e il 2013.
Un dato quest'ultimo di 2 punti percentuali al di sotto rispetto a quello relativo agli edifici realizzati prima del 1900.
È evidente che tale dato è sintomatico di un carente investimento nella realizzazione di scuole nuove.

IN SINTESI
Edifici realizzati prima del 1900
5,2%
Edifici realizzati tra il 1900 e il 1940 12,7%
Edifici realizzati tra il 1941 e il 1974 40,0%
Edifici realizzati tra il 1975 e il 1990 29,8%
Edifici realizzati tra il 1991 e il 2000 9,0%
Edifici realizzati tra il 2001 e il 2013 3,3%


L'assenza d
i certificazioni
L'anzianità del patrimonio edilizio scolastico va di pari passo con la carenza di alcune certificazioni essenziali, come quella di prevenzione incendi che quest'anno, con un campione di edifici scolastici più alto rispetto agli anni precedenti, scende al 30,9%, cinque punti sotto il dato dello scorso anno.
Ancora più significativo è lo scarto rispetto al certificato di agibilità - 8% circa rispetto al 2012, o alla certificazione igienico-sanitaria che segna un - 15,7% sui valori precedenti. Gli edifici con impianti elettrici a norma 83,9%.
Se i dati sulle certificazioni sono deficitari e, addirittura, se ne riscontra una contrazione, non va meglio sul fronte della costruzione di edifici efficienti e sicuri.
Sono solo lo 0,6% quelli costruiti secondo i criteri della bioedilizia, mentre sono il 7,8% quelli edificati con criteri antisismici.
Problemi si riscontrano, inoltre, con la verifica di vulnerabilità sismica, elemento di importanza fondamentale per garantire la sicurezza degli edifici: dato che è in diminuzione rispetto all'anno precedente.
Sono solo il 22,2% gli edifici dove è stata effettuata, contro il 27,3% del 2012.
Ancora più significativo è il calo se prendiamo in considerazione gli edifici dei soli Comuni considerati a rischio sismico (zona 1 e 2), in questo caso il dato scende addirittura al 14,3%, ben sette punti in meno. Fortunatamente, nell'indagine emerge qualche nota positiva.
Le scuole, infatti, sono sempre più in regola rispetto ai requisiti di accessibilità; sono l'84% gli edifici oramai a norma, tuttavia va evidenziato il calo degli interventi previsti per l'eliminazione delle barriere architettoniche dove ancora presenti, 8,7% contro il 16,4% dell'anno precedente.

Le azioni di manutenzione
Sul fronte della manutenzione degli immobili, scendono quelli che necessitano di interventi urgenti (32,5%), ma anche quelli che complessivamente hanno goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni (47,7%).
Minore necessità di interventi ma anche minori investimenti che complessivamente riguardano sia la manutenzione straordinaria sia, anzi soprattutto, quella ordinaria. L'entità degli investimenti, tuttavia, non sempre è strettamente legata all'effettiva necessità di manutenzione.
Se si osserva la tabella relativa alla media degli investimenti regionali in manutenzione straordinaria e la si confronta con quella sulla necessità di interventi urgenti, emergono due situazioni limite:
- il Trentino Alto Adige che a fronte di una necessità di interventi sull'1,6% degli edifici si trova a investire una media di quasi 173.000 euro a edificio.
- la Calabria, invece, nonostante una necessità d'interventi sull'89,9% degli edifici, si trova a investire mediamente solo 5.824 euro a immobile.
Il Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia le Regioni che investono mediamente di più in manutenzione.
Il Molise, con il solo dato di Campobasso, dichiara di non aver previsto investimenti in manutenzione straordinaria. Se da un lato tale dato è legato alla dichiarata mancanza di una necessità di interventi, sorprendente è la circostanza che sempre in Molise non siano stati previsti investimenti per la manutenzione ordinaria.
Con riferimento alla manutenzione straordinaria, il numero delle Regioni che hanno aumentato gli investimenti sono pari a quelle che li hanno diminuiti, invece, rispetto all'ordinaria dobbiamo rilevare un generale calo degli investimenti che ha riguardato la maggioranza delle regioni italiane.
Nonostante tale quadro a tinte fosche, non mancano esempi virtuosi, come quelli dell'Abruzzo e delle Marche che investono maggiormente in manutenzione ordinaria significativamente più alta rispetto a quella straordinaria, segno di un'attenzione a intervenire sollecitamente nel caso di interventi di ordinaria necessità attraverso interventi ed attività di tipo preventivo.
Tuttavia, mentre nelle Marche tale dato potrebbe essere legato a una minore esigenza di interventi urgenti, con l'8,2%, stupisce il dato dell'Abruzzo con l'87% degli edifici che ne necessitano.
Purtroppo, la differenza nord/sud è evidente in relazione agli investimenti programmati in quanto, anche quest'anno, si conferma la tendenza degli anni passati. Sono ancora una volta i Comuni del nord e del centro a far da padroni nelle due top ten degli investimenti. Bolzano, Reggio Emilia, Firenze e Vicenza le quattro Città presenti in entrambe le classifiche; nessun Comune del sud, invece, vi rientra.

L'utilizzo di fonti rinnovabili e i rischi ambientali
L'uso di energie rinnovabili nelle scuole, dopo un trend in crescita riscontrato negli anni passati, segna quest'anno uno stallo, fermandosi al 13,6%. Tra gli edifici che utilizzano rinnovabili, la maggior parte presenta pannelli fotovoltaici (78,1%), il 25,9% gli impianti solari termici, mentre gli impianti a geotermia e/o pompe di calore riguardano il 3,3%, a biomassa lo 0,5% e a biogas lo 0,1%.
Cresce comunque la copertura dei consumi da fonti rinnovabili, con il 42,3%.
Se si analizzano, a livello regionale, i dati sugli edifici che utilizzano fonti rinnovabili possiamo vedere come sia molto ampia la forbice tra una regione e l'altra, con i casi limite di Molise e Valle D'Aosta che, con i soli due Comuni di Campobasso e Aosta, dichiarano di non avere scuole in cui sono installati impianti, mentre in Puglia sono il 44,6% gli edifici scolastici che le utilizzano.
In Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, tutti gli edifici in cui sono presenti impianti di energia rinnovabile, utilizzano il solare fotovoltaico.
Le scuole di Lazio e Marche vedono una maggiore presenza di impianti solari termici. Impianti a geotermia sono presenti in Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto; quelli a biomassa sempre in Emilia Romagna ma anche in Piemonte e Umbria; la Campania è l'unica regione a ospitare edifici con impianti a biogas.
I parametri relativi agli edifici scolastici esposti a situazioni di rischio ambientale indoor e outdoor sono quelli con dati carenti o incompleti.
L'unica eccezione è relativa al rischio amianto, nei confronti del quale vi è una forte sensibilità al problema, tanto che il monitoraggio sulla sua presenza viene svolto dal 92,2% dei Comuni. Dai dati emerge che sono in calo, rispetto al passato, sia i casi certificati di amianto (7,5%), sia quelli sospetti (0,1%).
Questa diminuzione è presumibilmente legata a una maggiore attività di bonifica svolta negli ultimi due anni, 4,4% contro 3,1% dell'anno scorso.


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