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Esigenze e costi tra manutenzione ordinaria e grandi interventi

di Giovanni La Banca e Antonella Russo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Dalle informazioni sul patrimonio edilizio esistente emerge un inequivocabile dato di fatto, relativo alla complessità del problema e alla carenza di interventi.
Amianto, problemi strutturali, vetri rotti, tetti o coperture da rifare, porte con i buchi, intonaci rovinati, impianti elettrici, idraulici, termici che non funzionano bene o proprio non funzionano: ecco la descrizione della fotografia sulla nostra edilizia scolastica scattata dal Censis scattata in collaborazione di 2.600 dirigenti scolastici.
I dati raccolti dimostrano che per il 36% degli edifici è prioritario avviare lavori di manutenzione straordinaria ma per il 57% l'esigenza è di dare continuità agli interventi di manutenzione ordinaria. In tutto, però, solo nel 7% dei casi è fondamentale costruire un edificio più adeguato.
Nonostante il patrimonio immobiliare scolastico sia vetusto, e benché si tratti generalmente di strutture che corrispondono a modelli oggi non più funzionali, anche quando sono state progettate dal principio come scuole e non ricavate da caserme o conventi, solo nel 7% dei casi si ritiene fondamentale la costruzione di un edificio più adeguato o il trasferimento della scuola in un'altra sede.

Una percentuale di lavori bassa e qualitativamente carente
Secondo le valutazioni dei dirigenti scolastici, che hanno considerato la qualità degli interventi realizzati in più di 10.000 edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori ritenuti scadenti o inadeguati.
Si tratta del 20,5% delle scuole in cui gli interventi hanno riguardato l'abbattimento delle barriere architettoniche, del 22,5% degli edifici in cui sono stati realizzati lavori di manutenzione ordinaria, del 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria, del 33,7% delle strutture in cui sono state realizzate reti o introdotti servizi per la didattica digitale. Gli interventi straordinari che via via sono stati programmati dopo il tragico crollo della scuola di San Giuliano hanno mobilitato poco meno di 2 miliardi di euro rispetto a un fabbisogno stimato di 13 miliardi.
La nota dolente, tuttavia, è costituita dal ritardo nell'attuazione dei programmi.
Su una somma complessiva di 500 milioni di euro stanziati con le delibere Cipe del 2004 e del 2006, a metà del 2013 ne erano stati utilizzati 143 milioni, relativi a 527 interventi sui 1.659 previsti. Per gli stanziamenti successivi, tutti i progetti sono ancora in attuazione o addirittura in fase di istruttoria.
Per garantire la tempestività della manutenzione ordinaria e accelerare la realizzazione dei piccoli interventi necessari è stata prospettata recentemente la possibilità di dotare le scuole di un budget specifico.
La maggioranza dei dirigenti scolastici interpellati dal Censis (il 54%) si dichiara favorevole, anche se il 45% condiziona tale eventualità alla semplificazione delle procedure per l'affidamento dei lavori.
Lesioni strutturali in una scuola su sette, distacchi di intonaco in una su cinque e, nel corso dell'ultimo anno scolastico, ben 29 casi di tragedie sfiorate a causa di crolli di diversa entità nelle scuole.
Notizie quotidiane che evidenziano un peggioramento dello stato di manutenzione delle scuole che nel 39% dei casi è del tutto inadeguato, così come la qualità di vita all'interno degli ambienti scolastici, interessati più che in passato, forse anche per via dell'ultima annata particolarmente piovosa, da muffe, infiltrazioni e segni di umidità che colpiscono un'aula su cinque e un terzo delle scuole ha subito atti di vandalismo.


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