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In pista i 34 soggetti aggregatori per gli acquisti centralizzati

di Alberto Barbiero

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il sistema dei soggetti aggregatori prende forma con l'individuazione dei trentaquattro organismi destinati a gestire le macro-committenze per appalti di beni e servizi.
L'Autorità nazionale anticorruzione ha approvato l'elenco previsto dall'articolo 9 della legge 89/2014, dopo una riapertura dei termini e un'istruttoria che ha formalizzato il nuovo ruolo per Consip, per molte strutture connotate come centrali regionali, nonché per alcune Città metropolitane e Province.
Rispetto al primo elenco (che rilevava solo ventiquattro ammessi), risulta evidente la piena risposta delle Regioni e delle due Province autonome, che hanno individuato ciascuna il soggetto aggregatore di riferimento territoriale.

Composizione e organizzazione
Le scelte organizzative per le macro-centrali di committenza presentano tuttavia caratteristiche molto diversificate.
Alcune Regioni hanno infatti individuato proprie direzioni generali (per esempio, Toscana, Lazio, Friuli Venezia Giulia), altre hanno riconfigurato le strutture a suo tempo definite come stazioni uniche appaltanti (per esempio, Liguria, Calabria), altre hanno optato per il modello dell'agenzia (per esempio, Emilia-Romagna, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento) e altre ancora hanno confermato la piena operatività delle società costituite come centrali di committenza (Arca Spa per la Lombardia, Scr Spa per il Piemonte, Innovapuglia Spa, eccetera).
Nei tredici posti disponibili nell'elenco per altri soggetti che non fossero Consip o le centrali regionali trovano spazio nove città metropolitane (Napoli, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Torino, Roma) con alcune assenze degne di nota: mancano infatti all'appello Venezia, Cagliari, Trieste e Reggio Calabria.
Anche le Province entrano nel gruppo dei soggetti aggregatori con Vicenza e Perugia, a riscontro di esperienze consolidate in rapporto ai territori di riferimento.
L'elenco presenta anche una particolarità, data dall'inclusione nel novero del Consorzio Cev (consorzio costituito dagli enti locali per l'approvvigionamento di energia), al quale tuttavia la deliberazione impone una modifica statutaria volta a eliminare la possibilità, anche solo in linea teorica, della partecipazione di privati nella compagine sociale e di qualsiasi vocazione commerciale dello stesso.

Gli esclusi
L'istruttoria condotta dall'Anac ha portato anche all'esclusione di alcuni Comuni, Province e unioni di Comuni che avevano presentato istanza, in quanto privi dei requisiti relativi al volume di appalti gestiti.
Non sono state ammesse invece per carenza dei requisiti soggettivi la società Asmel (peraltro già interessata in tal senso dalla deliberazione dell'Anac n. 32/2015) e Invitalia.


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