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La regolarità fiscale e contributiva va matenuta per tutta la gara

di Giovanni La Banca

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La regolarità contributiva e fiscale è richiesta come requisito indispensabile per la partecipazione a una gara di appalto, ai sensi dell'articolo 38, lettera g) del Codice dei contratti, e deve essere mantenuta dall'impresa partecipante per tutto l'arco di svolgimento della gara, con la sostanziale irrilevanza di un eventuale adempimento tardivo degli obblighi, in quanto l'ammissibilità di una regolarizzazione postuma si tradurrebbe in una lesione della par condicio fra i concorrenti (Consiglio di Stato, sez. III, 1 luglio 2015 n. 3274).

L'autodichiarazione e il controllo della stazione appaltante
La disciplina dettata dal Codice dei contratti prevede, con riferimento alla dimostrazione del possesso dei requisiti generali di partecipazione alle gare, la possibilità di presentare una autodichiarazione da parte dei concorrenti, in sede di presentazione dell'offerta, sostitutiva della relativa documentazione, in conformità alle disposizioni di cui al Dpr 445/2000 (articolo 38, comma 2 del Codice).
Successivamente, si apre una verifica sul possesso dei requisiti (e quindi sulla veridicità delle autodichiarazioni) da parte della stazione appaltante nei confronti dell'aggiudicatario (articolo 11, comma 8 del Codice) nonché degli altri soggetti previsti. In tal modo possono partecipare alle gare imprese per le quali i requisiti generali sono agevolmente attestati con una dichiarazione, resa sotto la responsabilità personale del dichiarante, fatta salva la successiva verifica documentale effettuata nei confronti (in particolare) dell'aggiudicatario.
Se, nel corso di tale verifica, emerge che l'aggiudicatario non è in possesso di uno dei requisiti richiesti, la stazione appaltante procede alla sua esclusione dalla gara (e, se del caso, allo scorrimento della graduatoria), e all'applicazione delle conseguenti sanzioni. Inoltre, il possesso dei requisiti di capacità generale, di cui all'articolo 38 del Codice dei contratti, deve essere assicurato non solo all'atto di presentazione della domanda ma per tutta la procedura di gara e anche dopo l'aggiudicazione, per tutta la durata dell'appalto, senza soluzione di continuità.

Le autodichiarazioni incomplete
L'Amministrazione procedente deve escludere i concorrenti, anche, nell'ipotesi in cui le dichiarazioni rese dagli stessi siano incomplete.
In primo luogo, si fa riferimento all'ipotesi in cui vi sia la mancata indicazione, nelle autodichiarazioni rese dai rappresentati dell'impresa, degli elementi pregiudizievoli poi emersi in sede di verifica dei requisiti partecipativi.
Nelle procedure di evidenza pubblica la completezza e la veridicità delle dichiarazioni rese dai partecipanti a una gara costituiscono, infatti, un valore rilevante, poiché consentono, in ossequio al principio del buon andamento dell'attività amministrativa, una celere decisione dell'amministrazione in ordine all'ammissione dell'operatore economico alla gara.
In conseguenza la presentazione di una dichiarazione falsa o gravemente incompleta deve considerarsi comunque lesiva degli interessi di una stazione appaltante.
A titolo esemplificativo (come emerso nella fattispecie in esame), omettendo di dichiarare l'esistenza dei decreti penali di condanna che avevano colpito i responsabili di un'impresa concorrente, sussisteva una palese violazione delle disposizioni di gara. Conseguentemente, si ha una lesione anche dell'affidamento che era stato riposto dall'Amministrazione nelle autodichiarazioni presentate.
Allo stesso tempo, spetta peraltro alla stazione appaltante il potere di valutare la gravità dei fatti per i quali il concorrente è stato eventualmente condannato e, quindi, si apprezzare l'incidenza della condanna sulla sua moralità professionale.
In ogni caso, non può poi ritenersi giustificata la mancata indicazione, nelle dichiarazioni presentate in sede di gara, dei due indicati decreti penali di condanna, per l'asserita mancata conoscenza degli stessi, considerato che, a prescindere da ogni valutazione sui fatti che hanno determinato l'irrogazione delle sanzioni (che le parti interessate dovevano conoscere), in ogni caso l'ordinamento consente la conoscibilità delle sanzioni poi comminate anche attraverso l'acquisizione del certificato del Casellario giudiziale.
Ciò anche in considerazione della circostanza che i decreti penali in questione (emessi rispettivamente nel 2011 e nel 2009) non sono così risalenti nel tempo rispetto ai fatti di causa da poter risultare per questo non rilevanti.
L'irregolarità contributiva La regolarità contributiva e fiscale è richiesta come requisito indispensabile per la partecipazione a una gara di appalto, ai sensi dell'articolo 38, lettera g), del Codice dei contratti, e deve essere mantenuta dall'impresa partecipante per tutto l'arco di svolgimento della gara.
Sussiste l'esigenza della stazione appaltante di verificare l'affidabilità del soggetto partecipante alla gara fino alla conclusione della stessa, restando irrilevante un eventuale adempimento tardivo degli obblighi contributivi e fiscali, ancorché con effetti retroattivi giacché l'eventuale ammissibilità della regolarizzazione postuma si tradurrebbe in una integrazione dell'offerta, configurandosi come violazione della par condicio.
Il rispetto di tale principio prescinde peraltro dall'entità del debito e da ogni valutazione sulla gravità dell'inadempienza.
La nozione di violazione grave, infatti, non è rimessa alla valutazione caso per caso della stazione appaltante, ma si desume dalla disciplina previdenziale, e in particolare dalla disciplina del documento unico di irregolarità contributiva.
Ne consegue che la verifica della regolarità contributiva delle imprese partecipanti a procedure di gara per l'aggiudicazione di appalti con la Pubblica amministrazione è demandata agli istituti di previdenza, le cui certificazioni (Durc) si impongono alle stazioni appaltanti, che non possono sindacare il contenuto.
Se prima del Dm 24 ottobre 2007 poteva essere dubbio se vi fosse o meno automatismo nella valutazione di gravità delle violazioni previdenziali da parte della stazione appaltante, dopo il Dm 2007, risulta chiaro che la valutazione di gravità o meno della infrazione previdenziale è riservata agli enti previdenziali.
Invero, se la violazione è ritenuta non grave, il Durc viene rilasciato con esito positivo, il contrario accade se la violazione è ritenuta grave. Pertanto, la valutazione compiuta dagli enti previdenziali è vincolante per le stazioni appaltanti e preclude, a esse, una valutazione autonoma.
Quanto all'eventuale richiamo alla depenalizzazione dei fatti che hanno determinato l'irrogazione delle sanzioni, effettivamente il governo è stato delegato, con l'articolo 2, comma 2 della legge 67/2014, a trasformare in illecito amministrativo il reato di cui all'articolo 2, comma 1-bis, del Dl 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, per l'omesso versamento di ritenute previdenziali (purché l'omesso versamento non ecceda il limite complessivo di 10.000 euro annui). Tuttavia, tale norma (a eccezione della valutazione del profilo della compatibilità temporale) non ha comunque prodotto ancora i suoi effetti, non essendo stato emanato il necessario decreto legislativo delegato.
Né può ritenersi applicabile alla fattispecie l'invocato articolo 57, comma 6, della Direttiva CE 24/ 2014, che consente all'impresa di produrre prove di affidabilità nonostante l'esistenza di motivi di esclusione.


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