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Dia e Scia: senza limiti di tempo la tutela del terzo titolare di un interesse qualificato

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Alla luce delle modifiche normative apportate all'articolo 19 della L. 241/1990, prima dal Dl 70/2011 e dal Dl 138/2011 e più di recente a opera del Dl 133/2014, si deve ritenere non più soggetto ad alcun termine di decadenza il diritto del terzo titolare di un interesse qualificato che si ritenga leso da un intervento realizzato o avviato a seguito di Dia (Dichiarazione di inizio attività) o di Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), anche nell’ipotesi di silenzio tenuto da parte dell’Amministrazione comunale nei confronti delle istanze urbanistiche e siano decorsi 30 giorni dalla relativa presentazione, potendo egli sempre sollecitare l’esercizio dei poteri inibitori di controllo della PA, funzionali anche all’interesse pubblicistico a che ogni nuova attività sia intrapresa nel rispetto della normativa vigente.

La decisione del Tar Piemonte
Così ha statuito il Tar Piemonte, Sezione II, sentenza 1 luglio 2015, n. 1114, riconoscendo al terzo titolare di un interesse qualificato, legittimato, quindi, a esercitare l’azione ex articolo 31 c.p.a., il diritto di sollecitare, senza limiti di tempo, le verifiche di competenza della Amministrazione comunale e di adire il Giudice amministrativo avverso l’eventuale silenzio mantenuto su dette istanze sollecitatorie, in quanto il potere della Amministrazione di provvedere su una Scia o su una Dia si deve ritenere consumato esclusivamente a seguito della adozione di una esplicita determinazione, non conseguendo, invece, al solo decorso dei termini di cui all’articolo 19 comma 3 e comma 6 bis della legge 241/1990.

Il precedente dell’Adunanza plenaria
La pronuncia del tribunale di merito piemontese ha quindi ribaltato l’orientamento espresso dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza del 29 luglio 2011 n. 15, secondo cui esisteva un limite temporale al potere di controllo della Pubblica amministrazione conseguente al mancato esercizio del proprio potere inibitorio entro il termine previsto per la formazione del silenzio significativo a contenuto negativo, cosiddetto “diniego per silentium” della adozione di misure repressive, comportando quindi la conclusione del relativo procedimento amministrativo.Ricostruita correttamente la disciplina della Dia e della, successiva, Scia in termini non di provvedimento amministrativo, bensì di modulo di semplificazione della attività amministrativa, il Consiglio di Stato accertava tuttavia l’esistenza di un provvedimento amministrativo tacito, dato che il decorso del termine assegnato alla Amministrazione per l’esercizio del potere di inibire la realizzazione di interventi edilizi precludeva alla PA ogni ulteriore, tardivo, esercizio del potere inibitorio, residuando pertanto quale strumento di tutela del terzo leso dal relativo intervento edilizio esclusivamente l’esercizio dell’ordinaria azione di annullamento del provvedimento stesso con conseguente condanna dell’amministrazione a esercitare i propri poteri inibitori.

Dia e Scia
L’assetto normativo su cui si fondava il precedente orientamento del Consiglio di Stato, prevedeva, invero, un termine di 60 giorni (poi 30gg) dal ricevimento della Scia per l’esercizio dei poteri inibitori da parte della PA alla prosecuzione dell’attività oltre alla rimozione degli effetti dannosi, salva sempre la possibilità per l’Amministrazione di adottare determinazioni in via di autotutela ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies della L. 241/1990. Una volta decorso tale termine, l’Amministrazione comunale poteva intervenire esclusivamente in presenza di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e comunque previo motivato accertamento della impossibilità di tutelare tali interessi mediante conformazione dell’attività dei privati alla normativa vigente.
Tale disciplina in materia di Dia o di Scia è stata profondamente mutata con l’introduzione di progressive modifiche legislative all’articolo 19 della L. 241/1990, operate prima dal Dl n. 70 del 13 maggio 2011 (convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106), quindi con il Dl n. 138 del 13 agosto 2011 (convertito con modificazioni dalla L. 14 settembre 2011, n. 148), infine con il recente Dl n.133 del 12 settembre 2014 (convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164.

La tutela del terzo
L’attuale sistema, infatti, seppure ispirato da finalità di liberalizzazione e semplificazione dell’azione amministrativa, non presupponendo che a seguito della presentazione di una Dia o Scia si formi un qualche provvedimento amministrativo espresso o tacito, non prevede alcuna limitazione temporale all’esercizio da parte del terzo, titolare di posizione qualificata, di sollecitare l’Amministrazione a esercitare le proprie prerogative di verifica e controllo, quindi assumendo di seguito le determinazioni coerenti con la rilevata illegittimità di una Scia o di una Dia e dellaattività intrapresa sulla base di essa, riconoscendogli altresì la possibilità di impugnare l’eventuale successivo silenzio tenuto su tale istanza mediante l’azione ex art. 31 c.p.a..

e la tutela del privato
Prosegue la sentenza del Tar, invero, l’affidamento del privato interessato alla realizzazione di un intervento edilizio soggetto a Dia o Scia, nell’attuale conformazione dell’articolo 19 L. 241/1990, sarebbe tutelato non con la decorrenza dei termini previsti, che come visto tuttavia non concorrono alla formazione di un provvedimento implicito di assenso alla attività o di diniego alla adozione di misure inibitorie, quanto dalla specifica individuazione dei casi in cui alla Amministrazione è concesso esercitare i propri poteri inibitori, anche oltre tali termini.
Al tempo stesso la PA non può trascurare, nel proprio agire, di tutelare i diritti dei terzi che siano, recita la sentenza “incontestati, acclarati giudizialmente o, quantomeno, resi palesi da una situazione di fatto in essere” e funzionali agli interessi pubblici, riconoscendo meritevole l’affidamento, sulla stabilità dell’istanza edilizia, purché essa non confligga con altri interessi pari ordinati o sovra-ordinati e confidando in un principio di auto-responsabilità del privato a rispettare la legge nell’intraprendere ogni attività o intervento per mezzo di tali strumenti di semplificazione amministrativa.

Conclusioni
Conclude quindi la sentenza del Tar Piemonte, che se da un lato la semplificazione della attività amministrativa deve produrre un concreto alleggerimento del procedimento, favorendo le esigenze di celerità degli operatori privati (in particolare snellendo la fase dei controlli preventivi per concentrare le risorse dell’Amministrazione sui controlli successivi, attraverso una efficace azione di vigilanza e sanzionatoria) dall’altra il privato si assume la  responsabilità al rispetto della legge, consapevole che l’inerzia inziale della PA non assume alcun valore provvedimentale e non esclude, pertanto, l’esercizio dei poteri inibitori o ripristinatori.


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