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L'acquisizione gratuita al patrimonio del Comune non blocca l'ordine di demolizione dell'opera abusiva

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nonostante sia intervenuta l’acquisizione gratuita di un’opera abusiva e della relativa area di sedime al patrimonio indisponibile del Comune, non può essere per questo solo vanificato l’ordine di demolizione irrogato dall’Autorità Giudiziaria che ha pronunciato la condanna per il reato di abuso edilizio: entrambi i procedimenti sanzionatori, infatti, lungi dall’essere incompatibili, sono di fatto convergenti proprio al ripristino dell’assetto urbanistico violato.

La Corte di Cassazione
Con la pronuncia della Corte di Cassazione, Sezione III Penale, sentenza n. 27587 del 1 luglio 2015, invero, il Supremo collegio ha ricordato come l’ordine di demolizione di un immobile abusivo disposto dal giudice penale, a carico del responsabile dell’accertato abuso edilizio, sia conseguenza sanzionatoria all’inutile decorso del termine stabilito per ottemperare all’ordine di demolizione dell’ente comunale stesso, ai sensi del disposto dell’articolo 31, comma 5, prima parte, del dPR 6 giugno 2001 n. 380, cd “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”, finalizzato al ripristino del bene giuridico leso, le cui modalità esecutive competono al Pubblico Ministero.

L’acquisizione al Comune
Prosegue il dispositivo della sentenza, il medesimo articolo 31 comma 3 del Testo Unico dispone il trasferimento automatico e di diritto dell’opera abusiva e dell’area di sedime su cui sorge, allo scadere del termine fissato per l’ottemperanza dell’ordine del Comune, ma senza che ciò costituisca impedimento giuridico all’esecuzione della condanna impartita dal giudice penale, in quanto tale acquisizione è finalizzata proprio alla demolizione e al ripristino, potendo, anzi dovendo, il privato responsabile chiedere all’ente locale l’autorizzazione a procedere, a proprie spese, a eseguire la demolizione stessa. In mancanza, ancora, potrà essere la stessa Autorità Giudiziaria a provvedervi, a spese del condannato.

La delibera comunale
Essendo il ripristino dell’assetto territoriale violato, fine ultimo, come detto, di entrambi i procedimenti di natura sanzionatoria verso il responsabile dell’abuso, l’uno giurisdizionale, l’altro amministrativo, conclude la Cassazione, divengono pertanto incompatibili, la demolizione e l’acquisizione al patrimonio disponibile, solamente quando, ai sensi dell’articolo 31 comma 5, seconda parte, del dPR 380/2001, il Comune interessato, divenuto proprietario “ope legis” del manufatto abusivo, abbia provveduto con apposita delibera del Consiglio Comunale, ad affermare la prevalenza di interessi pubblici alla conservazione rispetto a quello del ripristino dell'assetto urbanistico violato, purché l'opera abusiva non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali. Solo così sarà giuridicamente impossibile per il condannato di procedere alla demolizione obbligatoria.

Il caso deciso
Così argomentato, nel caso concreto, la Corte ha annullato il provvedimento del Tribunale in funzione di Giudice dell’Esecuzione, che a sua volta aveva disposto la revoca dell’ordine di demolizione impartito dal Pubblico Ministero competente, poiché fondato sull’erroneo presupposto della sola acquisizione al patrimonio del Comune dell’opera abusiva, senza tenere conto che non era altresì intervenuta la delibera consiliare dichiarativa dei prevalenti interessi pubblici, che avrebbe reso, pertanto, giuridicamente incompatibile tale ordine esecutivo.


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