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L'uso di locali attrezzati con forniture e servizi è contratto di appalto e non locazione

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Pronunciandosi in ordine a un contenzioso per lo svolgimento delle prove di concorso a numerosi posti di notaio, con la sentenza n. 3265/2015 il Consiglio di Stato, sezicone IV, interviene sulla locazione di immobili, e rileva che un contratto non può qualificarsi con tale nomen iuris, bensì quale appalto di servizi, ove esso abbia per oggetto l'uso di locali attrezzati di servizi, quali presidio antincendio, presidio conduzione impianti, presidio sanitario con ambulanza, nonché la connessa prestazione di forniture, come segreteria e personale incaricato della sorveglianza, linee telefoniche esterne e fax, e postazioni attrezzate per l'espletamento delle prove concorsuali.

I fatti
La vicenda trae origine dalla nota con cui gli uffici del ministero della Giustizia invitavano alcune imprese a formulare offerte per lo svolgimento, nei locali di loro disponibilità, delle prove scritte per il concorso a n. 250 posti di notaio, specificando che ben 4500 candidati avevano presentato domanda di partecipazione.
È evidente che un tale afflusso di concorrenti presuppone, dal punto di vista operativo, un'adeguata organizzazione logistica di allestimenti e servizi, per cui il preventivo richiesto alle ditte doveva tenere conto delle spese necessarie per fronteggiare la complessa gestione dell'evento.

La decisione del Tar
In relazione a ciò, il Tar Lazio respinge il ricorso presentato da una delle imprese invitate a presentare offerta, non ravvisando nella procedura intrapresa una violazione di legge dacché, a giudizio del collegio, non rileva la circostanza che il ministero «abbia qualificato la procedura come procedura in economia ai sensi dell'art. 125 del dlgs 163/2006, trattandosi di mero errore materiale, non incidente, per tale motivo, sulla natura e sostanza della procedura (…) attivata solo per addivenire alla stipula di un contratto di locazione, per sua natura escluso dalla stessa legge dalla disciplina degli appalti pubblici e conseguentemente dalla disciplina del cottimo fiduciario».

La decisione del Consiglio di Stato
Questo assunto è tuttavia drasticamente confutato dalla Sezione IV, che con la decisione in commento accoglie l'appello per la riforma della suddetta sentenza, negando che la fattispecie in parola integri una pura locazione di immobili, esclusa, in quanto tale, dall'applicazione del codice degli appalti ex articolo 19, primo comma, del relativo Dlgs.
Il Consiglio di Stato rileva, infatti, che il contratto di locazione non può definirsi tale in presenza di un nesso funzionale inscindibile tra locazione di spazi idonei, fornitura di materiali e suppellettili, prestazione di servizi, che solo nel loro complesso organizzato rispondono alle finalità perseguite dall'amministrazione.
È ben vero che, secondo il collegio, all'annullamento dell'aggiudicazione e della lettera d'invito non consegue la declaratoria d'inefficacia del contratto, dacché nel caso in esame può ritenersi consentita la procedura negoziata senza pubblicazione di bando, ai sensi dell'articolo 57. comma 2, lettera b), del Dlgs 163/2006.
Ciò non toglie, però, che la pronuncia sia meritevole di rilievo, dacché l'esatta connotazione giuridica dell'istituto della locazione comporta ricadute a cascata per la procedura di scelta del contraente, nel quadro normativo di carattere pubblicistico cui gli Enti devono necessariamente attenersi, per individuare di volta in volta la proposta più vantaggiosa e idonea a soddisfare l'interesse pubblico perseguito.


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