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Deroga al Prg per interesse pubblico

di Francesco Clemente

Se è garantita «fruibilità collettiva», il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici può essere rilasciato anche per trasformare un edificio privato storico in centro commerciale. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato nella sentenza n. 2761/2015, bocciando il ricorso di un'associazione ambientalista contro la riqualificazione di un immobile privato del 1500, già sede di Poste, e sotto vincolo paesaggistico. Il progetto – con l'«ok» di Consiglio comunale e Soprintendenza - prevedeva l'uso pubblico gratuito di spazi interni per almeno 10 giorni l'anno. Ciò, per la ricorrente, non assicurava l'«interesse pubblico» richiesto dal Testo unico dell'edilizia (articolo 14, Dpr n. 380/2001) che ammette la deroga «esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa deliberazione del consiglio comunale» e nel rispetto del Codice dei beni culturali (Dlgs n. 42/2004). Per il collegio, invece, con beni privati «occorre verificare se vi sia un interesse pubblico che possa concorrere con quello privato al recupero ed allo sfruttamento commerciale» e «non è necessario che l'interesse pubblico attenga al carattere pubblico dell'edificio o del suo utilizzo, ma è sufficiente che coincida con gli effetti benefici per la collettività che dalla deroga potenzialmente derivano, in una logica di ponderazione e contemperamento calibrata sulle specificità del caso, ed esulante da considerazioni meramente finanziarie». Nel caso di specie, si è accertato che la deroga – con densità e altezza immutate - «ha un peso comparativamente minimo rispetto ai miglioramenti che ne derivano (…) (recupero, accessibilità, fruibilità, incremento occupazionale, eccetera».


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