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Partecipate, niente deroghe al principio della riduzione dei costi del personale

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nell'ambito del contesto normativo delineato dall'articolo 18, comma 2-bis del Dl 112/2008 convertito dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, con la delibera n. 1/2015/PAR del 7 gennaio 2015 la Corte dei Conti, sezione controllo per la Toscana, formula indicazioni di estremo rigore in materia di vincoli di spesa alle assunzioni di personale da parte delle società pubbliche.

Evoluzione normativa
È il caso di ricordare, in primo luogo, che la disposizione in esame è stata oggetto di numerose modifiche che si sono susseguite nel recente periodo.
Dapprima l'articolo 1, comma 557 della legge 147/2013 (legge di stabilità 2014) ha riformulato il suddetto comma 2-bis dell'articolo 18 eliminando la previsione dell'assoggettamento al Patto di stabilità interno "delle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo che siano titolari di affidamenti diretti di servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgano funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale né commerciale, ovvero che svolgano attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica".
In seguito lo stesso comma 2-bis è stato rivisitato dall'articolo 4, comma 12-bis, del Dl 66/2014 convertito dalla legge 23 giugno 2014 n. 89, e poi ulteriormente novellato dall'articolo 3, comma 5-quinquies, della legge 11 agosto 2014 n. 114, che ha assegnato un ruolo chiave agli atti d'indirizzo dell'Ente socio nei confronti degli organismi partecipati, con la finalità di garantire la riduzione dei costi del personale mediante il contenimento degli oneri contrattuali e delle assunzioni. In sostanza, il legislatore ha abolito l'estensione alle società in house degli stessi divieti e limitazioni alle assunzioni di personale imposti agli Enti locali, rimettendo all'autonomia di questi ultimi l'emanazione di indirizzi cui le società debbono uniformarsi per conseguire l'obiettivo della riduzione dei costi, accentuando sensibilmente le responsabilità di controllo e di monitoraggio in capo al socio pubblico.

Nell'ambito del parere in esame, un piccolo Comune interpella la Sezione Toscana per conoscere se per la relativa società in house che gestisce il servizio rifiuti sia consentita – alla luce del vigente articolo 18, comma 2-bis del Dl 112/2008 – una deroga al principio della riduzione dei costi del personale, motivata dalle seguenti ragioni:

a) modifica qualitativa del servizio erogato (passaggio dalla raccolta stradale alla più onerosa raccolta domiciliare dei rifiuti);

b) ingresso nella compagine societaria di un nuovo Comune, con conseguente assunzione del personale a tempo indeterminato impiegato nel servizio di raccolta rifiuti presso il relativo territorio.

La decisione della Corte
Nel trattare la questione, il collegio aderisce a un'interpretazione estremamente restrittiva dell'articolo 18, comma 2–bis osservando preliminarmente che "il ricorso a figure organizzative privatistiche, come quella della società commerciale, da parte degli Enti pubblici risponde all'esigenza di rendere più efficiente, efficace ed economica l'erogazione dei servizi pubblici", con l'effetto che "l'ingresso di un nuovo socio in una società preesistente non integra, di per sé, gli estremi di una circostanza tale da giustificare l'aumento del personale in servizio nella società".
Per quanto poi riguarda le modifiche qualitative del servizio erogato indicate al precedente punto a), anche in questo caso la Corte non dà il segnale di via libera a una deroga del principio della riduzione dei costi del personale, ma si limita a rilevare che la raccolta rifiuti rientra nel novero delle attività essenziali dell'Ente poiché indirizzata a garantire l'igiene e la sanità pubblica, per cui compete al Comune il potere-dovere, mediante idonei atti di indirizzo, "di contemperare l'esigenza di contenimento della spesa con l'erogazione di prestazioni comunque soddisfacenti per la collettività".
La pronuncia conferma l'orientamento finalizzato alla drastica riduzione di spesa per il funzionamento degli organismi partecipati, da attuarsi sotto la diretta responsabilità degli Enti soci, ai quali spetta oltremodo il non facile compito di assicurare al territorio l'erogazione dei servizi pubblici essenziali, senza la benché minima soluzione di continuità.


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