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Colore degli edifici, l'ordinanza del Comune è illegittima

di Vittorio Italia

Accolto il ricorso di una società proprietaria di un fabbricato cui erano stati imposlti lavori di manutenzione

L'ordinanza comunale che obbliga il proprietario alla manutenzione e alla colorazione di un edificio deve discendere da una norma di legge, integrata da una fonte secondaria, che non "confonda" il principio di decoro urbano con quello dell'estetica del fabbricato. Lo ha deciso il Tar Liguria – Sezione I – con la sentenza 28 maggio 2014 n. 801.
LA SENTENZA
Accogliendo il ricorso di una società immobiliare, i giudici hanno argomentato che:
1) L'ingiunzione a eseguire lavori di manutenzione e colorazione è la prescrizione di una prestazione patrimoniale;
2) Tale prestazione patrimoniale, in base all'articolo 23 della Costituzione, è subordinata, al principio di stretta legalità, e quindi a una norma di legge, integrata da una fonte secondaria;
3) Nel caso carticolare, l'articolo 54 del Regolamento edilizio, come interpretato dal Comune, è illegittimo, perché il decoro urbano è nozione non coincidente con il decoro del singolo edificio;
4) L'ingiunzione deve quindi essere annullata.
CONSIDERAZIONI
È necessario, infatti, che la norma primaria preveda e consenta la prestazione patrimoniale, integrata magari da una norma secondaria: mancando la prima, l'ingiunzione è illegittima. Va aggiunto, però, che alcune leggi regionali attribuiscono alla Regione la potestà di stabilire la colorazione degli edifici. Queste norme sembrano aderire all'articolo 23 della Costituzione, stabiliscono una competenza regionale che contrasta con le attuali potestà regolamentari dei Comuni e possono interferire con le altre norme statali relative all'ambiente.
Sarebbe opportuno che questa materia del decoro, urbano ed edilizio, sia riveduta, e specialmente che siano chiariti i rapporti tra le leggi statali, regionali, locali e i poteri di ordinanza dei Sindaci.


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