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Peculato ad ampio raggio d’azione

di Giovanni Negri

Peculato a tutto campo. Il reato scatta anche quando il denaro è nella disponibilità giuridica concorrente di più pubblici ufficiali e uno di loro se ne appropria, ingannando tutti gli altri, anche se questi ultimi sono i soggetti deputati all’adozione finale del procedimento. Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 10762/2018della sesta sezione penale.

Procedure complesse
Una pronuncia che contribuisce a diradare le incertezze, visto che, nelle procedure complesse, sottolinea la Corte, come le ordinarie procedure di spesa pubblica, la disponibilità giuridica del bene «che costituisce, in alternativa al possesso, il presupposto della condotta rilevante a norme dell’articolo 314 del Codice penale, è frazionata dall’ordinamento giuridico tra più organi e, quindi, tra più persone fisiche». Un frazionamento che, però, non rende impossibile la contestazione del peculato, perchè, l’articolo 314 indica come presupposto della condotta illecita il possesso o la disponibilità del bene, ma non anche l’esclusività di questo possesso o di questa disponibilità.
Tra l’altro, se si arrivasse all’esclusione della disponibilità giuridica concorrente tra più persone, si dovrebbe anche, di conseguenza, concludere che nei casi di “procedure complesse” nessun organo ha la disponibilità giuridica del bene.
Fatta questa premessa, la Cassazione osserva che il pubblico funzionario che detiene insieme ad altri la disponibilità giuridica dei fondi, anche quando induce in errore i colleghi che condividono con lui la competenza sugli stessi, con l’obiettivo di appropriarsene, abusa comunque della sua già esistente disponibilità. Si possono così individuare a giudizio della Corte, sia la partecipazione dolosa di un soggetto in possesso della qualifica richiesta, sia la violazione dello specifico dovere di lealtà del pubblico dipendente che è centrale nella figura del peculato.

Truffa aggravata nel segno del principio di specialità
Tmmessa la coesistenza del peculato con la norma, articolo 48 del Codice penale sull’errore determinato dall’inganno altrui, con riferimento alla condotta del rappresentante pubblico, per la Cassazione, non è problematica la possibilità astratta di configurare la truffa aggravata nel segno del principio di specialità, È la disciplina del peculato per induzione in errore, a presentarsi come speciale rispetto all’altra, «proprio perchè caratterizzata dalla precedente disponibilità giuridica, sia pur concorrente, in ordine al bene oggetto di appropriazione».
Secondo un altro orientamento, invece, l’articolo 314 sanziona in particolare l’abuso del possesso, e colpisce in particolare il tradimento di fiducia del soggetto al quale l’ordinamento ha attribuito la possibilità di disporre in autonomia della cosa affidatagli. Se però si configura anche un’attività di frode e inganno, allora manca l’abuso del possesso e si configura invece quello della funzione, con la possibile contestazione allora del reato di truffa.


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