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Incarichi legali, legittime le gare di Equitalia

di Guglielmo Saporito

Prime sentenze sulle gare di assegnazione incarichi legali, dopo le novità sull’equo compenso. Equitalia (oggi Agenzia delle entrate-riscossione) potrà scegliere gli avvocati liberi professionisti cui affidare incarichi utilizzando il bando dell’aprile 2017, giudicato legittimo dalla sentenza del Tar Lazio 9 gennaio 2018 n. 150. Gli Ordini degli avvocati di Roma e Napoli avevano contestato il bando sotto più aspetti, il primo dei quali criticava la formazione di una “short list” annuale nella quale i legali possono chiedere di essere inseriti entro 60 giorni. L’elenco non contraddice il carattere di base di valutazioni di qualità personali, ma dà prevalenza ai principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, parità di trattamento, posti dall’articolo 4 del Testo unico sugli appalti (Dlgs 50/2016).

L’elenco annuale
Predisporre un elenco annuale, secondo i giudici, non limita la concorrenza, perché ogni anno vi possono essere nuove iscrizioni. Per ciò che riguarda i compensi, Equitalia prevede una riduzione del 40% sulla tariffa, con successive possibilità di offerte al ribasso: ciò è stato ritenuto legittimo, così come il tetto massimo di compenso per professionista (35mila euro), elevabile in caso di opzione di difesa per tutti i tribunali del circondario. In questo modo, il Tar Lazio conferma la prevalenza degli accordi tra le parti sulle tariffe ministeriali.

L’accesso ai giovani
Gli ordini professionali contestavano al bando di impedire l’accesso ai giovani professionisti, in quanto i criteri di ammissione apparivano sproporzionati: si chiedeva infatti un fatturato globale minimo (100mila euro nel triennio) e un numero minimo (50) di questioni trattate. Questo criterio di selezione è stato ritenuto legittimo dal Tar, perché sostituibile con altra documentazione idonea. I giudici hanno anche superato l’obiezione secondo la quale oltre il 90% degli avvocati iscritti alla Cassa forense del 2016 (in particolare donne e giovani) non raggiunge il reddito medio sufficiente per partecipare al bando Equitalia: non si tratta infatti di un criterio illogico o discriminatorio.
Nemmeno troppo selettivo è il requisito dell’iscrizione, per chi intendesse occuparsi di contenzioso del lavoro, solo per coloro che abbiano maturato esperienza attraverso incarichi conferiti da imprese con più di mille dipendenti, e lo stesso ragionamento vale per la pretesa che gli avvocati abbiano almeno due collaboratori legali e una segreteria.

I compensi
Forte contrasto anche sul tetto massimo di compensi, indipendente dal numero di giudizi affidati: secondo i giudici tale soglia non viola l’articolo 36 della Costituzione, e nemmeno svincola il compenso dalla qualità e quantità del lavoro svolto. Il tetto massimo si riferisce infatti a un contenzioso seriale per il quale è previsto un compenso commisurato al valore della pratica e alla tipologia dell’attività richiesta.


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