Home  › Amministratori e organi

Elezioni politiche, il monte ore straordinari dei comunali accende la macchina organizzativa

di Alessandro Vitiello

Sciolte le Camere il 28 dicembre scorso, il presidente della Repubblica ha firmato anche il decreto che ha fissato al 4 marzo 2018 le elezioni del nuovo Parlamento. La grande macchina organizzativa elettorale è dunque ufficialmente in moto, coinvolgendo soprattutto (come sempre) ministero dell’Interno e Comuni.
Sulle spese per l'organizzazione tecnica e l'attuazione delle consultazioni politiche e in particolare su quella che le amministrazioni locali dovranno sostenere per pagare il lavoro straordinario del personale, ieri la direzione centrale della Finanza locale ha inviato la prima circolare di quella che sarà una lunga serie.

Il provvedimento
La brevissima circolare di ieri informa i Comuni che il «periodo elettorale» inizia ufficialmente l’8 gennaio prossimo, 54 giorni prima che i cittadini si recheranno alle urne, e termina il 9 marzo 2018, quinto giorno successivo alle consultazioni.
Per il calcolo e l’effettuazione dello straordinario, il Viminale ricorda che il monte ore individuale mensile per i carichi di lavoro connessi con le elezioni è stabilito entro il limite medio di spesa di 40 per persona, fino a un massimo di sessanta.
Attenzione perché per l’espletamento di queste è fondamentale che i responsabili dei servizi adottino la determina autorizzativa nella quale devono essere indicati i nominativi del personale comandato e, a fianco di ciascun nominativo, il numero di ore di lavoro straordinario da effettuare e le funzioni da assolvere.
La prima raccomandazione della Finanza locale ai Comuni, in attesa di scoprire (decide il ministero dell'Economia) quale sarà «l'entità delle risorse disponili per far fronte alle spese per l'organizzazione tecnica e l'attuazione delle consultazioni politiche», è di contenere le spese nei limiti «strettamente indispensabili», perché lo sforamento del tetto di spesa massimo assegnabile graverà esclusivamente sulle casse degli enti.

Un calendario fitto
L’organizzazione del lavoro nei periodi delle consultazioni politiche o amministrative, come sanno bene i responsabili e gli addetti degli uffici elettorali dei Comuni, è cosa molto complessa.
La mole di lavoro per gli uffici comunali è enorme e non solo nei giorni immediatamente precendenti e successivi al giorno delle elezioni, cioé quando c’è da predisporre materialmente i seggi con cabine, urne e tutto il resto o quando migliaia di cittadini si accorgono di aver smarrito la tessera elettorale affollandosi nei municipi per ottenerne una copia.
Dal’8 gennaio in poi, con un ritmo degno di un triller, per esempio ci sarà da occuparsi di faccende delicate come la revisione delle liste elettorali, da aggiornare quasi fino all’ultimo iscrivendo i 18enni o escludendo i condannati per taluni specifici reati, per non parlare dell’impiccio degli italiani che votano all’estero o di tutti i procedimenti legati alle candidature e delle liste.
Il Viminale, comunque, seguirà passo passo i Comuni come ha sempre fatto. La storia delle elezioni politiche italiane in età republicana, del resto, è una una storia di successo: poche e sempre ininfluenti le contestazioni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA