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Campidoglio, ecco la cura: manager anti-burocrazia e 25 dirigenti in meno

di Manuela Perrone

Un taglio delle posizioni dirigenziali da 249 a 224, «che produce un risparmio stimato in circa 400mila euro l'anno». Due direzioni generali nuove di zecca: Decentramento, per migliorare il collegamento tecnico con i municipi, e Politiche energetiche. E «un generale snellimento della complessa architettura organizzativa del Campidoglio», che conta 24mila dipendenti.

Il city manager e quattro vice
A spiegare gli effetti della nuova macrostruttura appena varata dalla Giunta di Virginia Raggi (che archivia la riorganizzazione promossa un anno fa dall'ex direttore del Personale Raffaele Marra, ora a processo per corruzione) è il “padre” dell'operazione, il city manager della Capitale, Franco Giampaoletti. Classe 1961, marchigiano, una lunga carriera nel privato che gli è valsa la fama di tagliatore di teste e un'esperienza di direttore generale nel 2015 a Genova con il sindaco Marco Doria, Giampaoletti è approdato a Roma lo scorso marzo. Parte di quel pool di tecnici del Nord arrivati nella Capitale con il placet di Grillo e Davide Casaleggio, con l'intento di risollevare le sorti dell'amministrazione M5S. «Con la nuova macrostruttura - spiega Giampaoletti - puntiamo ad accorciare i tempi delle decisioni e ad aumentare la capacità di controllo sull'avanzamento dei progetti, dotandoci di strumenti per superare i momenti di impasse». La ratio del debutto dei quattro vicedirettori sta qui: «Prima alla direzione generale riportavano oltre 50 elementi di organizzazione: c'era bisogno di demoltiplicare». Davanti a progetti complessi e trasversali, come lo stadio della Roma, i quattro vice Dg potranno intervenire con un «potere di avocazione»: in caso di contrasti paralizzanti, «si potrà assegnare a loro la diretta responsabilità dell'intero processo». Non è detto che i quattro nuovi manager saranno tutti interni. «Prima verificheremo come poter utilizzare con il massimo valore aggiunto i dirigenti interni - afferma Giampaoletti - e poi decideremo, ma l'intenzione non è quella di prenderli tutti da fuori».

Il calendario
La tabella di marcia è definita. Con la pubblicazione della macrostruttura, si riattiva l'interpello: d'ora in avanti chi vorrà potrà candidarsi per vedersi confermato o per passare a nuovi incarichi. «Il passo successivo sarà quello di popolare le caselle rimaste scoperte, ricorrendo o a selezioni ex articolo 110 Tuel (dal privato) o a comandi da altre amministrazioni». Perché la dotazione effettiva è sottodimensionata rispetto alla pianta organica: i dirigenti reali sono 192. Per questo «all'orizzonte c'è l'assunzione di altri 12, per portarli a 204 complessivi. Una spesa - dice il manager - compensata parzialmente dal calo degli “interim” conseguente alla riduzione delle posizioni dirigenziali in pianta organica, e dunque dal taglio delle relative retribuzioni di risultato aggiuntive». Per tutti i dirigenti, la scelta finale competerà alla sindaca, previa valutazione comparativa dei curriculum. Processo delicato, che lo scorso anno ha generato l'inchiesta sulla nomina di Renato Marra per cui Raggi è stata rinviata a giudizio. Giampaoletti è ottimista: «Entro fine anno la macrostruttura sarà a regime». E guarda oltre. Perché subito dopo si aprirà la partita delle «circa 800 posizioni organizzative da riattivare». Quei ruoli di raccordo tra i dirigenti e i dipendenti, già oggetto di confronto con i sindacati. «Non rottamiamo nessuno - promette il city manager - ma l'anzianità non potrà essere l'unico criterio». L'importante «è riportare efficienza ed efficacia in un sistema che ha un indice di complessità, quello romano, veramente diabolico». Per il fine ultimo: «Offrire servizi di qualità».


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