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«Sì» agli uffici unici per le avvocature civiche degli enti locali

di Antonella Trentini (*)

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2731, depositata il 7 giugno 2017, fornisce un importante contributo sul fronte del risparmio e dell'efficienza della Pubblica amministrazione, in particolar modo per le avvocature civiche impegnate in questa sfida.
Il dispositivo emesso da Palazzo Spada riguarda il ricorso di alcune amministrazioni comunali relativo ai cosiddetti «Uffici unici delle avvocature civiche». La sentenza del Cosiglio di Stato, nel respingere l'appello proposto dal Comune di Busto Arsizio per la riforma della sentenza del Tar Lombardia n. 1608/2016, ha tuttavia non solo cristallizzato la possibilità, prevista dall'articolo 2, comma 12 della legge 244/2007, per gli enti di dotarsi «come oggetto della reciproca cooperazione tra le diverse amministrazioni interessate, di una struttura nuova e comune, sino allora insussistente», ovvero «l'ufficio unitario» di avvocatura, ma ha anche svolto considerazioni importanti sulla figura dell'avvocato dipendente della Pubblica amministrazione, in particolar modo dei Comuni, che confermano l'esclusività della funzione professionale esercitata.

La decisione del Consiglio di Stato
Ma andiamo con ordine. L'appello del comune di Busto Arsizio è stato respinto dal Consiglio di Stato in quanto, si legge nel dispositivo, si è ritenuto che «la convenzione intercomunale costitutiva dell'avvocatura comunale unica», così come concepita, configurava un uso promiscuo dell'avvocatura civica di uno solo degli enti, in particolare l'Ufficio legale del Comune di Busto Arsizio. Le motivazioni della sentenza confermano quindi la possibilità di istituire uffici unici per l'avvocatura da implementare «con personale distaccato dagli enti partecipanti, ai quali affidare l'esercizio delle funzioni pubbliche in luogo degli enti partecipanti all'accordo, ovvero la delega di funzioni da parte degli enti partecipanti all'accordo a favore di uno di essi, che opera in luogo e per conto degli enti deleganti».

L’avvocato comunale
Quanto alla figura dell'avvocato comunale la sentenza precisa che la prestazione dell'avvocato deve essere fornita in via “esclusiva”, quindi senza attribuzione di altri e diversi incarichi di tipo gestionale: «dal combinato disposto delle norme in esame – si legge nelle sentenza - discende pertanto che è eccezionalmente ammessa l'assunzione, quali lavoratori subordinati, di avvocati iscritti al relativo Albo professionale, a condizione che gli stessi vengano posti alle dirette ed esclusive dipendenze di una pubblica amministrazione, la qual ultima attribuisca loro, in via esclusiva, la trattazione dei propri affari legali. Tale rapporto di esclusività si giustifica in virtù del particolare vincolo fiduciario che caratterizza il rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, cui si ricollega altresì il principio dell'immedesimazione organica, non previsto invece negli ordinari rapporti tra soggetti privati».

(*) Presidente Unaep (Unione nazionale avvocati degli enti pubblici)


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