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Stato di agitazione per il personale di Province e Città metropolitane

di Daniela Casciola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale di Province e Città metropolitane. Lo hanno dichiarato ieri Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl annunciando di avere in programma iniziative di mobilitazione in tutti i territori.

Le ragioni della protesta
Lavoro e servizi a rischio sono i motivi della protesta. «La profonda difficoltà finanziaria in cui versano» questi enti - si legge nel comunicato stampa delle organizzazioni sindacali - che sta determinando «una situazione di estrema criticità nell'erogazione dei servizi offerti, alla quale si aggiungono le condizioni di notevole precarietà che sta vivendo il personale impiegato in tali servizi, penalizzato pesantemente, anche da un punto di vista salariale, dalla scure di tagli succedutisi negli ultimi anni».

Situazione e richieste
I sindacati puntano il dito contro il decreto legge 50/2017, la cosiddetta Manovrina. E, come già la scorsa settimana aveva fatto l’Unione delle Province (si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 4 maggio 2017), denunciano l’occasione persa dal Governo «per mettere Province e Città metropolitane nelle condizioni di poter finanziare i servizi fondamentali dopo i numerosi tagli che si sono susseguiti negli ultimi anni».
Anche per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, infatti, lo stanziamento dei 110 milioni di euro a fronte dei 650 milioni necessari certificati dalla Sose è insufficiente e comporterà in alcuni casi il protrarsi di situazioni insostenibili sul versante del mantenimento dei servizi, in altri non basterà ad evitare il dissesto degli enti.
Tanti, fanno sapere i sindacati, «sono gli enti che non riescono più a garantire la manutenzione ordinaria di strade e scuole e tanti sono gli enti in ritardo con il pagamento degli stipendi. Moltissimi enti, infine, versano in condizioni gravissime così come - concludono - è necessario estendere le norme sullo sblocco del turn over anche a Province e Città metropolitane».
La richiesta delle organizzazioni sinadacali è, quindi, che si modifichi il testo del decreto, in modo particolare, in merito alle necessarie garanzie sul mantenimento dei servizi e sull'ammontare delle risorse stanziate.


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