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Riforma della Pa, da oggi in edicola la monografia su tutti i provvedimenti attuativi

di Gianni Trovati

La riforma della Pubblica amministrazione inizia ora, e il suo sviluppo non troverà spazio nei telegiornali e nelle parole chiave del dibattito politico.
Questa considerazione può sembrare provocatoria, ma bisogna partire da qui per evitare la parabola di tante riforme all’italiana, accompagnate da dibattiti furenti nella fase di costruzione dei provvedimenti e dimenticate quando si trattava di passare all’attuazione.

La sfida che ci attende
È stato questo, per esempio, il destino dell’ultimo ridisegno della nostra Pubblica amministrazione, che nel 2009 prometteva di cambiare faccia agli uffici pubblici con regole drastiche sugli stipendi, tornelli per stanare gli assenteisti e «faccine» per permettere ai cittadini di esprimere il proprio parere sui servizi ricevuti. Nel 2010, pochi mesi dopo l’approvazione, l’avvio del diluvio di norme per tamponare la crisi di finanza pubblica bloccò stipendi e contratti nel pubblico impiego e mise in un angolo tutta la riforma.
Codice disciplinare, assenteismo e valutazione sono quindi tornati al centro del nuovo intervento, in un orizzonte che però ha provato ad allargarsi a tutta la vita delle pubbliche amministrazioni, dalla digitalizzazione al taglio dei tempi per le autorizzazioni, dal riordino delle partecipate all’introduzione dei princìpi del «giusto processo» nell’azione della Corte dei conti.
Proprio per questa ragione la sfida vera inizia ora. Il lavoro portato avanti fin qui, con il treno dei decreti attuativi arrivati al traguardo e il gruppo decisivo degli ultimi cinque ora all’esame del Parlamento, non è certo trascurabile. E non è un risultato secondario essere riusciti a condurre la nave della riforma in un contesto come quello italiano, dove l’incertezza politica è strutturale e la battaglia continua riesce spesso a trasformare le istituzioni in “contropoteri”. Il ricorso vittorioso della Regione Veneto in Corte costituzionale è riuscito a far cadere due capitoli centrali, come la liberalizzazione dei servizi pubblici e la riforma dei dirigenti, ha complicato parecchio il tentativo di ripensare le regole d’ingaggio della politica nelle nomine in sanità, ma non ha ipotecato il disegno di una riforma che ora dovrà vivere negli uffici pubblici.

La monografia
Nasce da qui l’importanza dell’esame a tutto tondo proposto dalla monografia che Il Sole 24 Ore dedica alla riforma (da oggi in edicola e anche online). Un esame che viaggia su più livelli, e che dopo aver chiesto a Bernardo Mattarella, Sabino Cassese o Nicola Lupo (solo per citare qualche nome) di ragionare sull’impianto complessivo e sulle idee di fondo della riforma si addentra nell’analisi puntuale di ogni capitolo della sua attuazione.
Un libro utile agli studiosi, insomma, ma anche ai dirigenti, ai funzionari e a chiunque sia interessato allo sviluppo della nostra Pubblica amministrazione per ragioni professionali o perché è un cittadino in attesa di servizi migliori. Perché ragionare di Pubblica amministrazione non vuol dire parlare di bolli e scartoffie: significa parlare di uno degli snodi cruciali per la competitività di un Paese che da troppi anni viaggia a scartamento ridotto e che per raggiungere i ritmi di un’Europa in ripresa ha bisogno anche di un’amministrazione diversa.


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