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L'amministratore condannato per truffa aggravata risponde anche di danno all'immagine

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'immagine della pubblica amministrazione trova tutela nel precetto costituzionale dell'articolo 97, in base al quale occorre creare, sul piano legislativo, un modello di Pa che ispiri la sua azione ai principi di efficacia, efficienza ed economicità: da ciò deriva che l'amministratore pubblico, condannato per corruzione aggravata risponde, in sede di responsabilità erariale, del danno all'immagine causato all'amministrazione di appartenenza. Così si esprime la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Piemonte con la sentenza n. 278/2016.

Il fatto
La Procura territoriale della Corte dei conti ha convenuto in giudizio un consigliere provinciale, al contempo anche consigliere del comune capoluogo di provincia, a seguito della condanna penale pronunciata, con sentenza irrevocabile, dal tribunale di Novara, per il reato di corruzione aggravata. In sostanza, l'amministratore pubblico poneva in essere una condotta finalizzata al voto di scambio, per aver promesso di compiere atti contrari ai doveri d'ufficio per favorire, in cambio di voti, operatori economici nella concessione di appalti, in netta violazione della normativa in materia elettorale.
Il giudice contabile ha ritenuto la condotta del soggetto agente riconducibile al pregiudizio all'immagine patito dalla pubblica amministrazione (nel caso di specie provincia e comune di Novara), ampliato dall'eccesivo clamor fori della notizia.
Il processo erariale si è concluso con la condanna dell'amministratore pubblico, in quanto la sua condotta, valutata in sede penale, è stata fortemente lesiva dell'immagine dei predetti enti locali.

La decisione
La sentenza di condanna del giudice contabile si pone all'interno di un quadro giurisprudenziale ben circoscritto, in cui il danno all'immagine è il pregiudizio patito dalla persona giuridica nella sua identità, credibilità e reputazione.
Il danno, ampliato anche dall'azione dei mass media – effetto del clamor fori - ha aumentato il discredito nei confronti di un'istituzione pubblica.
La conseguenza della sentenza in rassegna è stata la condanna al pagamento di una somma di denaro, a titolo di danno erariale, per ripristinare il pregiudizio subito dalla provincia e dal Comune.

Conclusioni
La spregevole condotta dell'amministratore pubblico coinvolto nella vicenda ha generato un'opinione negativa nei confronti dei titolari di cariche politiche, che non adempiono la funzione ad essi affidata con disciplina ed onore, come richiesto dalla carta costituzionale. Chi è dedito al malaffare non può ricoprire un incarico pubblico di rilievo, perché non è in grado di porre in essere una condotta improntata alla massima onestà e trasparenza.


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