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Danno erariale al dirigente che ritarda la revoca dell'aggiudicazione definitiva

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con la sentenza n. 195/2016, la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Sardegna, condanna il dirigente tecnico di un Comune per la scelta di non stipulare il contratto con la società risultata aggiudicataria di una procedura negoziata, in concomitanza a una tardiva conclusione del procedimento di revoca dell'aggiudicazione definitiva.

La vicenda
L'ente locale dà corso a una gara per l'affidamento del servizio di assistenza al responsabile unico del procedimento (Rup), relativamente ai lavori di messa a norma e manutenzione di alcuni edifici scolastici.
A conclusione della procedura il dirigente dell'ufficio tecnico – re melius perpensa – non ravvisa più la necessità di tale servizio di assistenza da parte di un terzo, e decide di svolgere i lavori in programma con il solo impiego dei propri collaboratori.
Di qui l'avvio di procedimento per la revoca dell'aggiudicazione definitiva, che la società vincitrice della gara però contesta, intimando l'ente locale di procedere con urgenza alla sottoscrizione del contratto.
A fronte di tale diffida il tecnico comunale, forse in dubbio circa l'effettiva sussistenza dei presupposti per l'adozione di un provvedimento di autotutela, non dà corso alla preannunciata revoca, ma sceglie la via del silenzio contro cui la società non esita a proporre ricorso dinanzi al Tar.
Solo a seguito di tale ricorso il tecnico revoca l'aggiudicazione della gara, e tra le parti si svolge una trattativa che si conclude con un accordo transattivo a tacitazione della pretesa azionata dalla società in parola.
L'operato dell'ente finisce però nel mirino della magistratura contabile, che addebita al convenuto il danno procurato alla Pa per la tardiva conclusione del procedimento amministrativo. Dinanzi alla Corte il funzionario si difende adducendo la propria mancanza di colpa grave, essendo stato in quel periodo oberato da altri numerosi e importanti procedimenti amministrativi che non gli hanno consentito di dare corso tempestivamente alla revoca dell'aggiudicazione.

La decisione
Il collegio replica tuttavia che, essendo state individuate le ragioni a sostegno della revoca, il provvedimento da assumere non presentava profili di particolare complessità, tali da giustificare l'inerzia del dirigente.
Per i giudici non può essere neppure accolta la tesi difensiva secondo cui il danno prodotto all'ente sarebbe stato compensato dal risparmio di spesa conseguente alla decisione di non dare seguito all'aggiudicazione della gara.
Osserva, infatti, la Corte che nel caso de quo «difettano i presupposti per l'applicazione della norma sulla compensatio nel giudizio di responsabilità (articolo 1, comma 1-bis della legge 20/1994)», in quanto «il danno contestato non è la conseguenza del provvedimento di revoca, bensì del ritardo con il quale esso è stato adottato».
Tenuto conto di ciò, la Sezione conclude che «le cause del danno e del vantaggio sono diverse e pertanto non può affermarsi che dalla condotta illecita produttiva del primo sia derivato anche il secondo».


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