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Tutti i cittadini possono ricorrere contro il dissesto del Comune

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il dissesto finanziario del Comune può essere contestato da tutti i cittadini residenti se non è fondato su un'adeguata valutazione delle cause da parte del revisore dei conti; in questo modo si possono evitare le conseguenze economiche sulla comunità a cominciare dall'aumento delle imposte e delle tasse locali fino al massimo consentito, considerato che gli effetti non sarebbero più contestabili trattandosi di una dichiarazione irrevocabile.

La decisione
A stabilirlo è il Tar di Catanzaro nella sentenza 1789/2016, che dà ragione ad alcuni cittadini del Comune di San Lorenzo del Vallo i quali avevano impugnato il crack deliberato a settembre 2015 dal consiglio comunale (in linea con l'indicazione della giunta) per un disavanzo tecnico di oltre 2,2 milioni di euro e per debiti fuori bilancio per più di 1,2 milioni. Due mesi dopo, nella "sospensiva" del provvedimento comunale, i giudici amministrativi calabresi avevano rilevato «elementi di incongruenza negli atti presupposti» delle delibere: la relazione del revisore unico e il relativo verbale. Due documenti che, secondo le prime verifiche del Tar, non solo non avrebbero tenuto conto di altri controlli interni «attestanti l'assenza di debiti fuori bilancio» - la relazioni dei responsabili della polizia municipale e dei lavori pubblici -, ma avrebbero anche sopravvalutato «alcune passività», tra cui «debiti nascenti da sentenze non ancora passate in giudicato».

Interesse diffuso
Secondo il collegio, la contestazione in questi casi è legittima poiché nell'ipotesi di squilibri strutturali di bilancio non si può ignorare l'esistenza di un'altra opzione quale la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale (articolo 243-bis del Tuel). Questa manovra, come per il Comune in esame, potrebbe servire a «avviare un reale processo di risanamento economico finanziario» per continuare a garantire ai cittadini i servizi pubblici «indispensabili». In questo caso è stato ribadito il principio già affermato dal Consiglio di Stato (sentenza 2837/2006 sulla dichiarazione di dissesto del Comune di Pontinia in provincia di Latina) che riconosce l'interesse all'impugnativa delle delibera di dissesto a «tutte le singole persone fisiche residenti in un Comune» poiché questo tipo di atto non è altro che «la premessa per ulteriori provvedimenti sfavorevoli (quali, ad esempio la riduzione dei servizi offerti alla cittadinanza, l'aumento delle tariffe dei restanti servizi, l'aumento dell'aliquota dell'imposta comunale sugli immobili), contro cui esse non avrebbero poi modo di difendersi». Come precisato allora da Palazzo Spada, i residenti possono opporsi quando ritengano che il dissesto non sia motivato da relazioni dettagliate e puntuali, «per esempio lamentando che si siano tralasciate poste attive o computate poste passive inesistenti o che le valutazioni finanziarie siano state altrimenti errate».

La revoca
Nella sentenza, in realtà, il ricorso è stato giudicato improcedibile poiché, nel frattempo, lo stesso consiglio comunale, «senza recepire lo stato di dissesto», ha approvato il bilancio annuale 2015, quello previsionale 2015/2017, e la relazione programmatica 2015/2017. Stando agli atti comunali, la procedura "suggerita" dal Tar è stata adottata dall'ente soltanto il 27 maggio scorso (delibera 32/2016) poiché l'ordinanza era stata depositata il 13 novembre ovvero ad esercizio finanziario ormai concluso. Un cambio di rotta, a detta dell'ente, reso possibile dagli spazi finanziari concessi dal decreto enti locali e quindi dalla possibilità di pagare i debiti certi, liquidi ed esigibili diversi da quelli finanziari e sanitari fino al 31 dicembre 2014 (articolo 8 del Dl 78/2015), ma soprattutto da un'entrata straordinaria di oltre 400mila euro ottenuta con una sentenza favorevole del giudice contabile che ha risolto un contenzioso con una società di riscossione per l'incasso non versato dell'evasione Ici e Tarsu.


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