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Unioni di Comuni, per la Corte dei conti limiti da ripensare per i compensi dei revisori

di Patrizia Ruffini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

C'è da sperare in un ripensamento del legislatore statale della normativa dei compensi dei revisori dei conti delle unioni di Comuni che svolgono tutte le funzioni fondamentali in forma associata. La parole risaltano perché arrivano dalla Corte dei conti (con la deliberazione 50/2016 della sezione regionale di controllo per l'Emilia Romagna), chiamata a pronunciarsi sulla corretta determinazione del compenso spettante ai componenti dell'organo di revisione contabile costituito nell'ambito delle unioni di Comuni che abbiano deciso di svolgere in forma associata le funzioni dell'organo di revisione (articolo 1, comma 110, lettera c) della legge 56/2014).

Regole da rivedere
L'articolo 243, comma 3-bis del Tuel prevede che nelle unioni di Comuni che esercitano in forma associata tutte le funzioni fondamentali dei Comuni che ne fanno parte, la revisione economico-finanziaria è svolta da un collegio di revisori composto da tre membri, che svolge le stesse funzioni anche per i Comuni parte dell'unione.
La legge 56/2014, all'articolo 1, comma 110, disciplina le modalità di svolgimento, da parte delle unioni di Comuni, di alcune attività che possono essere svolte in forma associata. Tra esse, alla lettera c) sono elencate le funzioni dell'organo di revisione, rispetto alle quali il legislatore statale ha previsto l'obbligo di nomina di un collegio di revisori per le unioni che superano 10mila abitanti, mentre compete al revisore unico il controllo contabile nelle unioni formate da Comuni che complessivamente non superano quella soglia. Il legislatore statale, pertanto, ha reso possibile lo svolgimento in forma associata delle funzioni dell'organo di revisione (funzioni estese anche ai Comuni membri), da parte delle unioni che non esercitano tutte le funzioni fondamentali dei Comuni membri. Tuttavia, in questo caso si tratta di una mera possibilità e non di un obbligo, contrariamente a quello previsto dall'articolo 243, comma 3-bis del Tuel.

Niente aumenti
Per determinare il compenso spettante al revisore della comunità montana e al revisore dell'unione di Comuni si fa riferimento, per quanto riguarda la classe demografica, rispettivamente al Comune totalmente montano più popoloso facente parte della comunità e al Comune più popoloso facente parte dell'unione.
Come già interpretato dal ministero dell'Interno (parere n. 177115 del 17 dicembre 2014) il compenso spettante ai componenti dell'organo di revisione di un'unione di Comuni istituita in base all'articolo 1, comma 110, lettera c) della legge 56/2014, fa riferimento al Comune più popoloso facente parte dell'unione; il compenso individuato in questo modo individuato non è quindi maggiorabile.

La sproporzione
La situazione, come già ben evidenziato dai professionisti (si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 18 marzo), fa emergere la necessità di un intervento legislativo sulla normativa del compenso. La sua limitazione al solo parametro della classe demografica del Comune più popoloso determina, infatti, una sperequazione rispetto alla posizione dei revisori dei conti che svolgono la loro attività presso Comuni e Province, poiché i revisori delle unioni sono chiamati a svolgere le proprie funzioni con riferimento a una pluralità di enti e, conseguentemente, sono gravati da un maggior numero di adempimenti.


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