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I tagli alla politica non toccano le indennità di fine mandato in Sicilia

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È valida e rientra nel potere normativo regionale l'indennità di fine mandato prevista in Sicilia per i sindaci e i presidenti di Provincia: anche se diversa rispetto a quella prevista dalle norme nazionali di "spending review", quest'ultime hanno lasciato spazio alle Regioni poiché non sono state qualificate come «principio fondamentale di coordinamento di finanza pubblica». La Corte dei conti della Sicilia – sezione controllo, delibera n. 83/2016, depositata il 29 aprile – mantiene così in piedi la legge regionale n. 30 del 2000 (lettera f, comma 1, articolo 19) che agli amministratori degli enti locali garantisce a fine mandato il diritto a un'indennità mensile per ciascun anno di mandato a differenza di quanto stabilito dalla finanziaria 2007 (comma 719, articolo 1, legge n. 296/2006) che fa invece scattare il compenso - disciplinato dal ministero dell'Interno (articolo 10, decreto n. 119/2000) - soltanto per mandati elettivi superiori a trenta mesi.

La norma regionale
La Corte, rispondendo all'interpretazione richiesta da un Comune, ha spiegato che la norma regionale va ricondotta all'ordinamento generale degli enti locali, cioè a una materia per cui la Regione ha potestà legislativa esclusiva, quindi il potere di stabilire una disciplina «diversa e autonoma» rispetto a quella del legislatore nazionale pur rispettando i principi fondamentali dell'ordinamento statale e le sue competenze esclusive come stabilito dalla Corte costituzionale (sentenza n. 238/2007). Per i magistrati contabili siciliani, «appare di tutta evidenza» che sul tema la Regione sia intervenuta con propri atti normativi sia primari che secondari: l'Ente, infatti, ha prima approvato una disposizione che ricalcava testualmente una delle vecchie misure sugli enti locali poi abrogate dal Tuel (lettera f, comma 9, articolo 23, legge n. 265/1999) e poi ha definito la materia con un regolamento esecutivo (n. 19/2001) che in particolare ha parametrato l'indennità a quella media percepita negli anni del periodo del mandato (articolo 12).

L'autonomia legislativa
Questo intervento però è legittimo poiché è la stessa norma nazionale ad aver lasciato spazio al legislatore regionale. Come spiegato nella delibera, le norme della finanziaria 2007, compresa quella per l'indennità di fine mandato (comma 719), hanno l'obiettivo di ridurre i costi degli apparati pubblici e amministrativi, ma, analizzando il testo, soltanto il comma 721 viene qualificato come «principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica, ai fini del rispetto dei parametri stabiliti dal patto di stabilità e crescita dell'Unione europea». La norma impone in particolare alle Regioni di adottare «disposizioni, normative o amministrative» per la riduzione degli oneri degli organismi pubblici, ma soprattutto dei compensi e delle indennità dei componenti degli organi rappresentativi, compresa la soppressione degli enti inutili, la fusione delle società partecipate e il ridimensionamento delle strutture.
È solo in questo modo, secondo i magistrati contabili, che una norma statale di principio può incidere sulle materie di competenza della Regione e quindi «può legittimamente imporre…vincoli all'autonomia regionale di spesa al fine di salvaguardare l'equilibrio unitario della finanza pubblica, anche per il perseguimento degli obblighi dettati dall'appartenenza all'Unione europea». Al contrario, come per il comma 719, non può limitare l'intervento legislativo e il caso siciliano va considerato valido, anche se, di fatto, comporta un target di spesa diverso rispetto a quello stabilito a Roma.


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