Home  › Amministratori e organi

Bilancio preventivo annullabile se la minoranza non ha il tempo necessario per gli emendamenti

di Massimiliano Atelli

Con sentenza 2 maggio 2016, n. 387, la II Sezione del Tar Sardegnaha ribadito che il bilancio di previsione finanziaria degli enti locali deve essere deliberato ineludibilmente entro il 31 dicembre di ogni anno, come prevede l’articolo 151 del Dlgs 267 del 2000.
Il differimento dei termini può essere disposto con decreto del ministro dell’Interno, d’intesa con il ministro dell’Economia e delle finanze e sentita la Conferenza Stato - città ed Autonomie locali, in presenza di motivate esigenze.
Dalla rilevanza strategica del documento e dalla sua valenza di atto di programmazione della vita dell’ente comunale deriva che gli adempimenti correlati debbono intervenire nel rispetto di termini la cui perentorietà consegue ad un iter procedimentale caratterizzato da scansioni cronologiche cogenti, proprio in vista di una tempestiva approvazione finale del documento atta a scongiurare l’evenienza del ricorso alla gestione provvisoria e, dunque, ad una azione amministrativa limitata alle questioni di somma urgenza.
L’articolo 174 del Dlgs 267 del 2000 affida, in questa logica, al regolamento di contabilità dell’Ente l’individuazione di un congruo termine per la predisposizione dello schema di bilancio, degli allegati e della relazione dell’organo di revisione, e per la sua presentazione all’organo consiliare che deve approvare il documento finanziario; inoltre la norma stabilisce che lo stesso regolamento di contabilità dell’Ente deve prevedere al suo interno i termini entro i quali possono essere presentati da parte dei membri dell’Organo consiliare e della Giunta emendamenti agli schemi di bilancio.
Ciò vuol dire, ha puntualizzato il Tar Sardegna, che i termini in questione sono funzionali all’esercizio incomprimibile delle prerogative dei Consiglieri comunali le quali, peraltro, debbono esplicarsi in un arco di tempo limitato - ma ragionevole - in quanto strettamente connesso ad un termine finale e ineludibile di approvazione. Questo argomento vale, in particolare, per i Consiglieri di minoranza, i quali debbono essere posti in condizione di esercitare la indispensabile funzione di controllo sull’adeguatezza dell’azione politico amministrativa programmata dalle forze politiche che sostengono il Sindaco e l’esecutivo cittadino.

Il caso
Nella specie, un Consigliere comunale di minoranza impugnava le deliberazioni con cui il Consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione dell'esercizio 2015, il bilancio pluriennale per il periodo 2015/2017, il bilancio di previsione finanziario 2015/2017 e la relazione previsionale e programmatica 2015/2017, nonché di ogni altro atto presupposto, conseguenziale e, comunque connesso.
Il Consigliere lamentava, infatti, il ritardo nel deposito della documentazione contestata, e, quindi, l'impossibilità di esercitare - per difetto del tempo minimo necessario - le proprie prerogative dal punto di vista della formulabilità di emendamenti.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar Sardegna persuade appieno.
Premesso che i Consiglieri comunali hanno, invero, diritto di iniziativa su ogni questione sottoposta alla deliberazione del Consiglio (vedi articolo 43 Dlgs 267/2000), e hanno pertanto diritto di ottenere dagli uffici tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato, i regolamenti di contabilità dei singoli Comuni prevedono di regola che la Giunta approva lo schema di bilancio annuale di previsione e lo presenta all’Organo consiliare unitamente agli allegati e alla relazione dell’organo di revisione. E fissano il termine per l'emendabilità da parte dei Consiglieri comunali dello schema di bilancio.
Il rapporto tra il termine di presentazione del bilancio e degli allegati all’Organo consiliare e il termine per la predisposizione, da parte di singoli membri dell’assemblea, di emendamenti è costruito per individuare uno spatium deliberandi necessario e sufficiente allo scopo, in coerenza con il ricordato articolo 174 del Dlgs 267/2000. Ne consegue che i Consiglieri devono disporre effettivamente di tutta la documentazione finanziaria da esaminare in tempo utile (quello stabilito per ciascun Comune dal rispettivo regolamento di contabilità) per la predisposizione degli emendamenti, ossia per la individuazione di criticità nelle scelte di programmazione dell’Ente, e dei possibili correttivi da apportarvi.
Non può e non deve dunque accadere che un documento di evidente essenzialità quale il parere dei revisori venga messo a disposizione solo 24 ore prime della data fissata per la seduta in prima convocazione. 
Una dinamica di questo tipo, infatti, contrasta irrimediabilmente con l’esercizio delle prerogative da parte del Consigliere comunale, non potendo essere queste compresse sino al punto da consentirsene l'estrinsecazione solo nella espressione di un voto contrario all’approvazione del bilancio di previsione.
Essendo in gioco la violazione della disciplina regolamentare preordinata a garantire l’esercizio incomprimibile delle prerogative dei componenti l’organo consiliare, e in particolare dei consiglieri di minoranza, i quali devono comunque essere posti nella condizione di esercitare la indispensabile funzione di controllo sull’adeguatezza dell’azione politico amministrativa programmata dalle forze politiche della maggioranza comunale, la conseguenza dell'inosservanza non può che essere l'annullabilità della delibera di approvazione del bilancio previsionale e di tutti gli atti collegati che siano stati con la prima impugnati.


© RIPRODUZIONE RISERVATA