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Revisori a rischio revoca se non rispondono alla Corte dei conti

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sulle violazioni accertate nel controllo delle relazioni sui rendiconti di gestione, le mancate risposte dei revisori dei conti ai magistrati contabili rappresentano un «grave vulnus» all'attività e al ruolo della Corte dei conti, su cui è necessario che si pronuncino i Consigli comunali per valutare l'eventuale revoca come previsto dal Testo unico degli enti locali (articolo 235). È il duro richiamo della sezione regionale di controllo del Veneto agli organi di vigilanza degli enti locali che, di fatto, ignorano le richieste di chiarimento sulle relazioni ai conti annuali dei Comuni non in linea con i criteri generali indicati ogni anno dalla sezione delle Autonomie. In questo caso, analizzando i nodi amministrativo-contabili sulla gestione 2013 dei Comuni di Carceri e Urbana - rispettivamente nelle delibere 243e 244/2016 -, la Corte ha contestato l'«inerzia» delle amministrazioni e in particolare degli organi di revisione che in due mesi di richieste scritte e solleciti telefonici non hanno fornito risposte alle domande sulle anomalie rilevate nei questionari.

Parametri fuori controllo
Nel caso del Comune di Carceri, nonostante il magistrato istruttore il 30 dicembre avesse chiesto di inviare lumi tramite il sistema Siquel entro dieci giorni, sindaco e revisori dei conti, fino all'adunanza del 24 febbraio, non hanno fornito «notizie e integrazioni documentali» su diverse questioni che hanno indicato per l'ente che «esiste in ogni caso una situazione di potenziale criticità». Tra queste, secondo la pronuncia:
• una gestione di competenza con saldo negativo al netto dell'avanzo applicato;
• un'evasione tributaria priva di alcun accertamento nonostante la previsione di recupero di 20mila euro;
• un volume di residui passivi superiore al 40% degli impegni della spesa corrente con sforamento parametro ministeriale n. 4;
• un indebitamento al 156,8% con sforamento del parametro ministeriale di decifitarietà n. 7;
• una perdita nei conti delle partecipate;
• un deterioramento del patrimonio.

L'obbligo professionale
La Corte, accertato il silenzio dei revisori nella fase istruttoria, ha così invitato il Consiglio comunale «alla puntuale verifica e alla valutazione in concreto della gravità dell'inadempimento», richiamando poi il Comune a trasmettere le eventuali decisioni sulla «mancata osservanza degli obblighi professionali dell'organo di revisione, della istruttoria compiuta e della motivazione».
Non fornire chiarimenti, come precisato, non cancella i problemi, e per di più «impedisce…di poter esprimersi compiutamente in ordine allo scrutinio delle criticità emerse, mettendo in risalto, da un lato, la violazione dell'essenziale obbligo ausiliario dell'organo di revisione sancito anche dalla giurisprudenza costituzionale (sentenza 198/2012 della Corte costituzionale) e non consentendo, dall'altro, alla Corte dei conti di svolgere il fondamentale ruolo collaborativo che la stessa giurisprudenza costituzionale assegna (sentenze 179/2007e 40/2014 della Corte costituzionale) nei confronti del Consiglio comunale».

Danni «irreparabili»
Stessa storia per il Comune di Urbana: il magistrato istruttore il 21 dicembre chiede un approfondimento scritto entro 10 giorni sulle violazioni rilevate nel questionario, ma alla camera di consiglio del 24 febbraio, «nonostante numerosi solleciti telefonici», non ottiene alcuna risposta sulle «numerose criticità in ordine al rispetto dei vincoli di bilancio». Tra queste, in base alla delibera,
• la destinazione delle sanzioni del Codice della strada;
• il recupero dell'evasione con previsione di 20mila euro senza alcun accertamento in consuntivo;
• la «potenziale elusione» del Patto di stabilità interno, rispettato ritardando pagamenti sulle obbligazioni scadute di parte capitale;
• il superamento del parametro di strutturale n. 7 con un debito del 155,29% sulle entrate correnti dato da una gestione di competenza negativa;
• «partecipazioni indirette in perdita o con deterioramento patrimoniale» senza chiarimenti sull'«eventuale compresenza di crediti o passività che possano riverberare sugli equilibri di bilancio e l'eventuale nota di circolarizzazione dei crediti/debiti».
Anche in questo caso, oltre alle «ingiustificate inerzie» del Comune, l'omissione dei revisori in fase istruttoria ha fatto scattare la segnalazione al Consiglio comunale per l'eventuale revoca. Nella pronuncia il collegio ha quindi ribadito che i richiami servono a prevenire «danni irreparabili» all'equilibrio di bilancio dell'ente e che le bocche cucite alle domande della Corte «rappresentano un grave vulnus all'attività di questa sezione volta alla verifica in contraddittorio con l'ente della reale situazione finanziaria e della eventuale violazione dell'osservanza dei vincoli di finanza pubblica cui il Comune è in ogni caso tenuto».


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