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A Brescello primo Comune emiliano sciolto per mafia - Sono 209 le giunte «cancellate» per infiltrazioni criminali

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'elenco dei Comuni commissariati per mafia si allunga: il Consiglio dei ministri ha deliberato ieri lo scioglimento del Comune di Brescello in provincia di Reggio Emilia dopo aver accertato «forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata». Si tratta del primo Comune dell'Emilia Romagna ad essere sciolto per mafia e il sesto procedimento di commissariamento che ha toccato il Nord d'Italia.
Al 30 gennaio 2016, sono 209 le amministrazioni locali commissariate dal 1991 anno in cui è stata introdotta con il Dl n. 164 del 1991 la norma che prevede lo scioglimento per le infiltrazioni mafiose. Idati sono quelli pubblicati da «Avviso Pubblico», l'associazione nata nel 1996 e che oggi conta più di 300 soci (considerando le amministrazioni aderenti in forme aggregate, il numero supera i 350 enti coinvolti) tra Comuni, Unioni di Comuni, Province, Regioni.

I numeri dei Comuni sciolti
In base all'articolo 143 del testo unico sugli enti locali (Dlgs n. 267/2000) che ha disciplinato lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali e la responsabilità di dirigenti e dipendenti) i decreti di scioglimento dal 1991 sono stati 414 di cui 147 di proroga di precedenti provvedimenti e 21 annullati dai giudici amministrativi. Considerato che le amministrazioni colpite da più di un decreto sono state 49, gli enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose sono stati fino a oggi 209, mentre 32 i procedimenti ispettivi avviati dal 2010 dal Viminale e conclusi con l'archiviazione.
Dalla tabella pubblicata da «Avviso pubblico» emerge che i Comuni che hanno avuto più scioglimenti (tre) sono Roccaforte del Greco (RC) e Casapenna (CE) e se più del 90% degli enti locali commissariati per mafia è al Sud anche il Nord conta, specialmente negli ultimi anni, alcuni casi: tre in Piemonte con il primo evento risalente addirittura al 1995, uno in Lombardia e due in Liguria (ma uno è stato annullato). Comunque in cima alla lista restano i Comuni del Meridione: la Campania con 98 (10 annullati), la Calabria con 85 (8 annullati) e la Sicilia con 66 (3 annullati).

La relazione del Viminale
A fine gennaio è stata presenta la «Relazione del ministro dell'Interno sull'attività delle Commissioni per la gestione degli enti sciolti per mafia» che il ministro dell'Interno ha inviato il 22 dicembre 2015 ai presidenti di Senato e Camera e al presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie dove oltre ai dati sono illustrate le attività svolte in cinque anni per il ripristino della legalità. La relazione, che riguarda il quinquennio 2010-2014, analizza l'evoluzione della giurisprudenza che ha definito presupposti e limiti degli scioglimenti. Anno per anno, delinea il quadro delle gestioni commissariali, distinguendo tra quelle iniziate, quelle proseguite e quelle prorogate, su richiesta dei prefetti.

Lo scioglimento
In base all'articolo 143 del Dlgs n. 267/200, lo scioglimento è disposto con Dpcm, su proposta del ministro dell'Interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione da parte del Prefetto della relazione predisposta dalla commissione d'indagine nella quale si dà conto della eventuale sussistenza degli elementi «concreti, univoci e rilevanti» sui collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali anche con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti e ai dipendenti dell'ente locale. Nella relazione sono anche indicati gli appalti, i contratti e i servizi interessati dai fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica.
Lo scioglimento è un atto caratterizzato quindi da un'ampia discrezionalità in quanto non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione: dagli elementi devono emergere, come dispone il comma 1 dell'articolo 143 del Dlgs n. 267 «collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all'articolo 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica».
Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da 12 a 18 mesi prorogabili fino a un massimo di 24 mesi in casi eccezionali e ne viene data comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti per assicurare il regolare funzionamento dei servizi affidati alle amministrazioni. Le elezioni degli organi sciolti si svolgono in occasione del turno annuale ordinario. Nel caso in cui la scadenza della durata dello scioglimento cada nel secondo semestre dell'anno, le elezioni si svolgono in un turno straordinario da tenersi tra il 15 ottobre e il 15 dicembre.


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