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Anci Giovani: tra gli amministratori under 35 crescono le donne e i laureati

di Redazione Quotidiano enti locali e Pa

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Nel futuro dei Comuni italiani ci sono più donne, e più laureati. A dirlo è l'indagine condotta dall'Anci sull'evoluzione degli amministratori locali under 35, presentata a Trieste nel corso della due giorni della VII Assemblea nazionale di Anci Giovani. I giovani amministratori, prima di tutto, sono un quarto dei sindaci, assessori e consiglieri italiani, e sono presenti soprattutto nei piccoli Comuni: si tratta di 23.550 persone, divise fra 514 sindaci, 704 vicesindaci,, quasi 4mila assessori, 208 presidenti del consiglio comunale e 18.146 consiglieri. E, dato importante, per il 40% si tratta di donne, e il loro titolo di studio è mediamente più alto di quello presente nel curriculum dei colleghi più anziani.
La fotografia offerta dall'indagine mostra un'evoluzione nella politica locale che ancora si deve completare, perché la presenza dei giovani amministratori è più intensa nei piccoli Comuni (il 38,4% presta la sua opera nei Municipi con meno di 2 mila abitanti, ed il 25,7% lo fa invece nei Comuni con popolazione tra i 2 mila ed i 5 mila) e, all'interno delle giunte, i loro compiti si concentrano su aspetti importanti per gli abitanti dei Comuni amministrati ma considerati meno "pesanti" dalla politica: un quarto di loro si dedica a casa, famiglia, scuola e politiche sociali. Di contro, solo l'1% riguarda urbanistica, edilizia privata e salute.
L'assemblea nazionale di Trieste è stata anche l'occasione per fare il punto dei rapporti con il Governo, grazie anche agli interventi degli esponenti del governo. Il quadr, come ha ricordato il sindaco di Bari Antonio Decaro, presenta per gli amministratori locali «qualche difficoltà in meno perché non abbiamo più fondi rispetto agli anni passati ma nemmeno tagli»; in quest'ottica, il ministro per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha ricordato il tentativo «di invertire la tendenza avviato l'anno scorso, alleggerendo il peso sui Comuni» delle manovre di finanza pubblica e «impegnandoci a far sì che la riduzione della pressione fiscale non corrispondesse a una riduzione delle risorse delle amministrazioni locali». Lo sforzo di risanamento del bilancio comunque non si ferma perché, ha concluso la ministra, «il nostro Paese deve ridurre ancora la spesa pubblica e perseguire l'efficienza»


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