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Agli amministratori delle partecipate divieto biennale agli incarichi dirigenziali nei Comuni

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Significativo intervento dell'Anac in tema di conferimento di incarichi dirigenziali con pesanti riflessi sulla responsabilità degli amministratori pubblici, a conferma del fatto che si tratta di adempimenti particolarmente delicati da gestire con cautela e attenzione al quadro normativo in materia.
Nello svolgimento della propria attività di vigilanza l'Autorità anticorruzione, con la delibera n. 294 del 16 marzo 2016, accerta l'illegittimità dell'incarico dirigenziale conferito in un Comune con popolazione superiore a 15mila abitanti a colui che, nel precedente biennio, ha ricoperto l'incarico di amministratore delegato di una partecipata di cui l'ente è socio di maggioranza, per violazione dell'articolo 7, comma 2, del Dlgs n. 39/2013.

I tempi dell'incarico
Secondo quest'ultima norma, «a coloro che nei due anni precedenti siano stati (…) presidente o amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico da parte di province, comuni e loro forme associative della stessa regione, non possono essere conferiti (…) incarichi dirigenziali in un ente locale con popolazione superiore ai 15.000 abitanti».
L'analisi contenuta nel provvedimento dell'Autorità si snoda in più direzioni, e si occupa in primo luogo della scansione temporale dei due distinti incarichi dirigenziali affidati al soggetto in esame (il primo dal 1° aprile 2010 al 30 settembre 2014 e il secondo dal 1° ottobre 2014 al 30 settembre 2017), giungendo a rilevare illegittimità soltanto del secondo incarico, in quanto conferito dopo l'entrata in vigore del Dlgs 39/2013.

L'inconferibilità
Il collegio si sofferma poi a considerare se al caso de quo trovi applicazione l'esimente contenuta nel comma 3 del suddetto articolo 7, secondo cui le inconferibilità prescritte «non si applicano ai dipendenti della stessa amministrazione, ente pubblico o ente di diritto privato in controllo pubblico che, all'atto di assunzione della carica politica, erano titolari di incarichi».
Per quanto riguarda la locuzione «carica politica», il collegio non esita a ricomprendere in tale accezione l'incarico di amministratore con deleghe gestionali dirette, come pure nessun dubbio emerge in ordine al fatto che, là dove la norma evoca la titolarità di incarichi conferiti «ai dipendenti della stessa amministrazione», essa non può riferirsi al caso in esame che vede il Comune, da un lato, e la società da esso partecipata, dall'altro, quali soggetti organizzativi ben distinti e muniti di una propria personalità giuridica.

La decisione dell'Anac
Dopo aver verificato che la fattispecie rientra nella sfera di applicazione del divieto contemplato dall'articolo 7 del Dlgs n. 39/2013, l'Anac ingiunge al responsabile comunale della prevenzione della corruzione di contestare la rilevata causa di inconferibilità al soggetto cui è stato conferito l'incarico dirigenziale, nonché di avviare il procedimento nei confronti dei componenti della giunta comunale che ha conferito l'incarico.
Ovviamente sarà compito del medesimo responsabile della prevenzione della corruzione dichiarare, in esito al procedimento instaurato, la nullità della nomina dirigenziale, nonché irrogare la sanzione prescritta dall'articolo 18 del Dlgs n. 39/2013, secondo cui «i componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli sono responsabili per le conseguenze economiche degli atti adottati», mentre debbono considerarsi esenti da responsabilità soltanto «i componenti che erano assenti al momento della votazione, nonché i dissenzienti e gli astenuti».

L'effetto della sanzione
A parte la sanzione accessoria e marginale, che inibisce ai componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli di conferire per tre mesi gli incarichi di loro competenza (comma 2 dell'articolo 18), il vero scoglio connesso alla dichiarazione di nullità della nomina è sicuramente l'effetto ex tunc della sanzione che travolge la validità di tutti gli atti posti in essere dal dirigente illegittimamente incaricato, con conseguenze e responsabilità di estremo rilievo per i membri dell'organo che ha conferito illegittimamente l'incarico.


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