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Concordato preventivo e obbligo di restituire contributi pubblici, il Tar marche rinvia alla Corte Ue

di Paola Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Tar Marche - con l'ordinanza n. 188/2016 - chiede alla Corte di giustizia se la nozione di procedura concorsuale aperta «nei confronti» di un'impresa, come il fallimento, sia assimilabile alla richiesta dell'imprenditore di ammissione al concordato preventivo, ai fini della revocazione di un contributo pubblico autorizzato dalla Ue.
Il rinvio pregiudiziale riguarda il corretto inquadramento dell'istituto del concordato preventivo, previsto dal nostro ordinamento, in rapporto all'interpretazione delle disposizioni dell'articolo 1 del regolamento (Ce) n. 800/2008, che escludono dai finanziamenti a valere sui fondi strutturali le imprese in difficoltà, tra cui quelle nei cui confronti ricorrano le condizioni previste dal diritto nazionale per l'apertura di una procedura concorsuale per insolvenza. In realtà in tali casi la procedura mira a risanare l'impresa, perché continui la propria attività economica, anche se non va escluso che possa rivelarsi semplicemente l'anticamera di un vero e proprio fallimento.

Il caso e i quesiti del Tar
La controversia a quo del rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia Ue è stata originata dalla revoca di agevolazioni, concesse dalla Regione, motivata come perdita dei requisiti di accesso al finanziamento, a causa della richiesta di ammissione dell'impresa beneficiaria al concordato preventivo «in continuità aziendale».
Da qui i due quesiti dei giudici amministrativi che hanno determinato la sospensione della decisione nazionale.
1) Se l'articolo 1, paragrafo 7, lettera c), del regolamento n. 800/2008 riguarda solo le procedure che possono essere aperte d'ufficio dalle autorità amministrative e giurisdizionali degli Stati membri (in Italia, ad esempio, il fallimento) oppure anche quelle che possono essere avviate solo su istanza dell'imprenditore interessato (come è nel diritto nazionale il concordato preventivo). Infatti la norma Ue parla di «apertura nei loro confronti» di una procedura concorsuale per insolvenza.
2) Se, nel caso in cui si dovesse ritenere che il regolamento n. 800/2008 riguarda tutte le procedure concorsuali, , con specifico riferimento all'istituto del concordato preventivo con continuità (articolo 186 bis del regio decreto 267/1942), l'articolo 1, paragrafo 7, lettera c), dello stesso regolamento Ce vada interpretato nel senso che la semplice sussistenza dei presupposti per l'apertura di una procedura concorsuale, a carico dell'imprenditore che aspira a ottenere un contributo a valere sui fondi strutturali, inibisca la concessione del finanziamento oppure obblighi l'Autorità nazionale di gestione a revocare i finanziamenti già concessi o se, al contrario, la situazione di difficoltà vada verificata in concreto, tenendo conto, ad esempio, dei tempi di apertura della procedura, del rispetto da parte dell'imprenditore degli impegni assunti e di ogni altra circostanza rilevante.

La questione da risolvere in sede Ue
L'ordinanza analizza la normativa vigente sulle procedure concorsuali e sulle conseguenze nei rapporti con la pubblica amministrazione. Secondo il Tar vi è il rischio di un'incogruenza nella disciplina giuridica che, se da un lato consente alle imprese in difficoltà, che mantengono profili di produttività, di ristrutturarsi con vantaggio dell'area economica tutelata dall'Ue, dall'altro lato prevede che alle imprese, con tali requisiti, vengano negati o revocati soldi pubblici. Soprattutto prima che sia verificato che i fondi ottenuti siano stati distratti dai progetti che avevano dato diritto all'ammissione al finanziamento. In assenza di tale accertamento andrebbe, al contrario, ritenuto che le risorse siano impiegate proprio per perseguire l'obiettivo del risanamento e del rilancio. Questo è l'esame che il Tar chiede di svolgere alla Corte di giustizia specificatamente concordato preventivo e, soprattutto, su quello connotato dalla «continuità aziendale».

La giurisdizione
I giudici amministrativi con affermazioni precise hanno prima di tutto riconosciuto la propria giurisdizione in materia. Infatti, il Tar definisce interesse legittimo l'esame dei requisiti per l'ammissione a fondi pubblici. E non diritto soggettivo, che può sorgere di fronte a un eventuale inadempimento della pubblica amministrazione, come nel caso della circostanza di una mancata erogazione.


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