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Processo Maugeri: Per i pm « Formigoni ha venduto la sua carica di governatore»

L'ex presidente della Lombardia Roberto Formigoni, accusato di corruzione e distrazione di fondi pubblici (per 70 milioni) nell'inchiesta sulla clinica pavese Maugeri, per i procuratori avrebbe «venduto la sua più alta carica della Regione» per ricevere «i favori» di imprenditori e faccendieri. Ieri nella requisitoria la pm di Milano Laura Pedio ha parlato esplicitamente di un «sistema corruttivo», che potrebbe addirittura sfociare in peculato: il denaro con cui la Maugeri e i lobbisti Pierangelo Daccò (già in carcere per il dissesto finanziario del San Raffaele) e Antonio Simone venivano pagati usciva dalle casse pubbliche della Regione. Formigoni assicurava in sostanza «atti e finanziamenti di cui avevano bisogno». Daccò è stato spesso definito un amico di Formigoni, ma il magistrato contesta: «Per questo è stato ricevuto dal Dg della sanità per 270 volte e ha fatto lui stesso una legge? Basta con questa frase, basta con i giochi di parole, diamo un contenuto a questa amicizia». Il contenuto, secondo il pm, «è che Daccò era il collettore della tangenti per Formigoni, che faceva parte di un gruppo criminale di cui lui ha beneficiato». Le presunte tangenti sarebbero regali, vacanze e favori, non direttamente denaro, ma per il pm «è ridicolo pensare che si sia trattato di regalie tra amici». Il pm ha ricostruito i tre flussi finanziari: dalla Maugeri e dal San Raffaele verso Daccò e Simone; dagli ultimi due verso Formigoni; dalla Regione verso la Maugeri.


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