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Elezioni, per la soglia di sbarramento contano i voti validi delle liste e non quelli del candidato sindaco

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nelle elezioni amministrative comunali per stabilire quali liste o gruppi di liste abbia superato la soglia di sbarramento del 3% si deve tenere conto dei voti validi riportati dalle liste e non dal candidato sindaco.
È il principio esposto dal Consiglio di Stato con la sentenza n.1035 del 15 marzo 2016.

Il fatto
Un candidato alla carica di sindaco ha impugnato il verbale delle operazioni elettorali e la proclamazione degli eletti ritenendo che gli spettasse l'assegnazione di un seggio in consiglio comunale, in quanto, pur non avendo il gruppo di liste a lui collegate superato la soglia del 3%, l'ufficio elettorale doveva prendere in considerazione il numero di voi validi espressi nei suoi confronti.

La decisione
Il Consiglio di Stato, con la decisione in rassegna si è occupato della corretta interpretazione della disposizione normativa di riferimento, il comma 7 dell'articolo 73 del Tuel, in base al quale "Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi quelle liste che abbiano ottenuto al primo turno meno del 3 per cento dei voti validi e che non appartengano a nessun gruppo di liste che abbia superato tale soglia".
Il sistema elettorale per i comuni sopra i 15.000 abitanti prevede, per la distribuzione dei seggi in Consiglio Comunale, una clausola di sbarramento in quanto non ottengono seggi quelle liste che non superino almeno il 3% dei voti validi. Lo sbarramento è riferito alle liste che non facciano parte di coalizioni a sostegno di un candidato sindaco, in quanto, in tal caso la clausola si applica allo schieramento.
Il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello del ricorrente ponendo particolare attenzione e motivazione sulla dizione del 3% dei voti validi, ritenendo che il predetto dato testuale si presenta univoco, poiché l'espressione voti validi, così come voluta dal legislatore, si riferisce solo alla base di calcolo servente la quantificazione della soglia di sbarramento e non anche ai fini dell'individuazione del concreto risultato elettorale, che deve essere raffrontato con tale soglia.

Considerazioni
La ratio legis sottesa alle soglie di sbarramento di cui all'articolo 73 del Dlgs 18 agosto 2000 n. 267 è quella di favorire la concentrazione dei candidati in liste omogenee, prevedendo un meccanismo elettorale che premi queste ultime, disperdendo il voto espresso in favore di liste che non superino una percentuale minima, in modo che l'elettore sia indotto ad orientarsi verso raggruppamenti o liste che gli garantiscano l'utilità del voto ed a disincentivare la presentazione di liste che, nonostante la loro scarsa consistenza, presumano di superare la soglia di sbarramento imposta dalla legge.
In schieramenti molto forti che ottengono un considerevole numero di seggi, in cui non sono presenti partiti particolarmente forti, può accadere che anche partiti di dimensioni minori riescano ad ottenere una propria rappresentatività in consiglio.
Dalla decisone in rassegna emerge inoltre il principio della rappresentatività di una lista che è cosa distinta diversa dalla rappresentatività del suo candidato sindaco: gli elettori hanno la possibilità di esercitare il voto disgiunto e chi vota per un sindaco potrebbe non votare per una lista o gruppo di liste a lui collegato, per cui non è possibile che i voti riportati dalle liste, ai fini della loro rappresentatività, vengano integrati con i voti del candidato sindaco che nulla hanno a che vedere con la rappresentatività della lista stessa.


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