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Partecipate, salta l'obbligo di pubblicazione per redditi e patrimoni degli amministratori

di Cristiana Bonaduce e Stefano Pozzoli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Novità in arrivo anche per le partecipate dal decreto Madia sugli obblighi di trasparenza. L'idea del decreto trasparenza (Dlgs 33/2013) è che uno degli strumenti attraverso cui si può limitare la corruzione sia il controllo "sociale" di compensi e ricchezze degli amministratori pubblici. In ragione di ciò ad oggi gli organi di indirizzo politico devono pubblicare una serie di dati, tra i quali la posizione reddituale e patrimoniale propria e dei parenti entro il secondo grado, a condizione che questi ultimi rilascino il proprio consenso. Una richiesta che è stata estesa a tutti gli organi rappresentativi di ente pubblico o privato controllato dapprima in via interpretativa dall'Anac e poi dal Dl 90/2014.

Che cosa cambia
Il decreto Madia interviene adesso in senso contrario al decreto legge 90, limitando questa previsione. L'articolo 14, così come modificato, richiede la pubblicazione dei dati reddituali e patrimoniali solo per i titolari di incarichi politici di Stato, Regioni ed enti locali (oltre che per gli incarichi dirigenziali) e non riguarda più la generalità dei componenti degli organi di indirizzo politico.

Gli effetti
Il risultato è una pur contenuta riduzione degli adempimenti per gli amministratori delle società partecipate, che se non rientrano più dalle previsioni dell'articolo 14 diventano però soggetti a quelle del successivo articolo 15, finora dedicato agli obblighi di pubblicazione degli incarichi dirigenziali, di consulenti e collaboratori. A queste categorie, è stata appunto aggiunta quella dei «titolari di cariche di governo» che l'Anac, nell'atto di segnalazione n. 1/2016, auspica vengano invece definiti «componenti di organi di governo o di indirizzo». Comunque, al di là della denominazione, la sostanza è chiara e va appunto nella direzione di una semplificazione, anche se per i dirigenti è stato invece previsto il percorso inverso e quindi saranno quindi tenuti a rispettare i più stringenti obblighi dell'articolo 14.

Gli obblighi in pratica
Gli amministratori di partecipate dovranno quindi pubblicare:
• gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico (e non più l'atto di nomina e durata relativa);
• i dati relativi allo svolgimento di incarichi o la titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione o lo svolgimento di attività professionali (ma non più i dati relativi all'assunzione di altre cariche, presso enti pubblici o privati, ed i relativi compensi a qualsiasi titolo corrisposti, né gli eventuali altri incarichi con oneri a carico della finanza pubblica, e relativi compensi);
• i compensi, ma non più anche le spese di trasferta.
Soprattutto, però, non dovranno rendere pubblici i dati relativi alla situazione reddituale e patrimoniale, che, come si è detto, è limitata alle cariche pubbliche in Stato, Regioni ed enti locali (clicca qui per un confronto fra gli obblighi vecchi e nuovi)

Ma servono altri correttivi
Questi seppur piccoli correttivi non possono che essere benvenuti. Sarebbe auspicabile, però, un profondo ripensamento di tutta la procedura di trasparenza ed anticorruzione che oggi, estesa in maniera pedissequa dalle pubbliche amministrazioni alle società partecipate, comporta oneri eccessivi alle aziende ed in certi casi perfino una oggettiva impossibilità di adempiere compiutamente a quanto richiesto.
Questo genere di preoccupazioni è stato perfino fatto proprio dall'Anac che, nel suo atto di segnalazione 1/2016 (su cui si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa dell'8 marzo), esprime preoccupazione per l'eccessivo carico di adempimenti previsti per l'accesso civico, anche per gli enti di diritto privato controllati e partecipati, per il quale richiede una moratoria di almeno un anno.


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