Home  › Amministratori e organi

Opere d'arte in deposito senza contratto, il Comune risponde dei danni anche per caso fortuito

di Michele Nico

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Costa caro al Comune il danneggiamento fortuito delle opere d'arte ricevute in custodia senza titolo, come dimostrala sentenza n. 301/2016 con cui il Tribunale di Verona condanna l'ente scaligero a risarcire un danno di considerevole entità, se pure attenuato dal rimborso delle spese sostenute nel corso degli anni per la custodia delle opere.

La vicenda
La vicenda risale al lontano 1997, anno in cui il Comune delibera di accettare in donazione numerose opere d'arte dagli eredi di un pittore di fama, per promuovere il legame tra l'artista scomparso e la città, e con l'impegno di conservare e valorizzare i lavori di grande pregio eseguiti.
Adottando la delibera l'amministrazione assume anche la responsabilità dello stato di conservazione delle opere d'arte, le quali vengono poi catalogate dagli uffici dell'ente con schede tecniche, ove si descrive analiticamente lo stato di conservazione di ogni singola opera.
A seguito del provvedimento di accettazione non viene però firmata la scrittura privata per regolare il rapporto negoziale tra le parti, mediante un regolare contratto di deposito afferente i beni in questione.
Dopo alcuni anni dalla consegna delle opere, gli eredi dell'artista vengono a sapere che esse sono state conservate malamente dall'ente pubblico, tant'è vero che il luogo destinato al loro deposito ha subito un allagamento per effetto di piogge torrenziali, con gravi danneggiamenti per le opere d'arte custodite.
A questo punto gli eredi non esitano a chiamare in giudizio il Comune, chiedendo il risarcimento dei danni per l'inadempimento degli obblighi assunti al momento della presa in consegna delle opere.

La responsabilità del Comune
Nell'esaminare la questione, il tribunale prende le mosse dai principali fatti in causa, ossia la presa in consegna delle opere d'arte da parte dell'ente e il grave danneggiamento dalle stesse subito per cattiva conservazione.
Il giudice osserva che la responsabilità a carico del Comune non può avere natura contrattuale dato che, dopo la delibera assunta, non è stato sottoscritto alcun contratto tra le parti in causa. Ora, è fuor di dubbio che in base agli articoli 16 e 17 del regio decreto n. 2440/1923 tuttora vigente, in assenza del requisito della forma scritta (ad substantiam) non può sorgere un contratto tra la Pa e i terzi.
Ciò induce il tribunale a ravvisare il fondamento della responsabilità dell'ente pubblico nella disciplina in tema di responsabilità extracontrattuale, prevista per il caso di specie dall'articolo 2037, secondo comma, del codice civile.
Questa chiave di lettura peggiora in un certo senso la situazione per il Comune, che viene ritenuto in mala fede per il fatto stesso di aver ricevuto e conservato per anni le opere d'arte in assenza di un idoneo titolo giuridico, che giustificasse la detenzione o il possesso dei preziosi beni in questione.
L'ente si trova pertanto a dover rispondere del deterioramento dei beni per qualsiasi causa, ivi compreso l'evento eccezionale e imprevedibile di un allagamento dei luoghi ove giacevano in deposito le opere in questione.
D'altra parte, per configurarsi una responsabilità del depositario in caso di perdita o deterioramento della cosa, tale soggetto deve avere posto in essere un comportamento difforme dalla diligenza del buon padre di famiglia, in adempimento dell'obbligo di custodia (articolo 1768 Cc).
Ben diversamente, nel regime della responsabilità aquiliana evocato per la fattispecie in esame «se la cosa è perita, anche per caso fortuito, chi l'ha ricevuta in mala fede è tenuto a corrisponderne il valore; se la cosa è soltanto deteriorata, colui che l'ha data può chiedere l'equivalente, oppure la restituzione e un'indennità per la diminuzione di valore» (articolo 2037, secondo comma del Cc).

Il giudizio del tribunale
In tale quadro normativo, a giudizio del tribunale «risulta superflua, al fine di stabilire la responsabilità del Comune convenuto, ogni indagine sul grado di diligenza osservato dal medesimo nella custodia delle opere», di modo che l'ente pubblico viene condannato a risarcire i danni per la somma pari a 156mila euro, oltre agli interessi legali e rivalutazione monetaria.
Deve aggiungersi che tale somma viene poi ridotta – in accoglimento della domanda riconvenzionale proposta dal Comune – delle spese sostenute dall'ente per la custodia e il trasporto delle opere, stante il fatto che, in assenza di un valido contratto di deposito, tali oneri vengono considerati privi di giustificazione e, dunque, un arricchimento senza giusta causa per la parte ricorrente.


© RIPRODUZIONE RISERVATA