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Danno erariale anche nel comitato se la sua funzione è pubblica

di Alberto Barbiero

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il sindaco, in qualità di presidente di un comitato di promozione di eventi del quale fa parte il Comune, non può affidare incarichi quando lo statuto dell'organismo preveda la competenza dell'assemblea.

La «natura» pubblica
La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per l'Abruzzo, con la sentenza 7/2016analizza la natura dei comitati istituiti dalle amministrazioni locali insieme ad altri soggetti pubblici, prendendo in esame in particolare l'utilizzo delle risorse e il ruolo degli organi.
I magistrati contabili evidenziano la natura pubblica di un comitato promotore della candidatura della città al ruolo di «città europea dello sport», assumendo a presupposto che questa finalità è prettamente pubblicistica, anche se lo statuto prevedeva la possibilità di adesione all'organismo da parte di soggetti privati.
Rimettendosi a un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di società, la sentenza delinea una soluzione analogica, affermando che anche per i comitati, che per loro natura sono transeunti essendo costituiti per scopi predeterminati e limitati nel tempo quali mostre, esposizioni, festeggiamenti e simili in base all'articolo 39 del Codice civile, occorre valutare la finalità della costituzione dell'ente: se il comitato svolge finalità pubbliche, e si atteggia a longa manus dell'ente pubblico, si è in presenza di un modulo organizzativo della Pubblica amministrazione.

La provenienza delle risorse
Ulteriore elemento dirimente in questa analisi è risultato il versamento di risorse per il funzionamento del comitato solo da parte del Comune e non degli altri partner, determinando quindi la stretta dipendenza dalla fonte di finanziamento pubblica.
La Corte dei conti abruzzese ha quindi riconosciuto l'esistenza di un danno erariale in relazione al conferimento di un incarico professionale da parte del presidente del comitato promotore (carica ricoperta dal sindaco del comune che aveva costituito l'organismo), riconoscendo un doppio profilo di illegittimità.
Lo statuto del comitato prevedeva infatti la competenza decisionale dell'assemblea per queste scelte, ma l'incarico era stato affidato (peraltro prima della costituzione del comitato) dal sindaco "presidente in pectore" e quindi portato alla ratifica dell'organo collegiale.
Inoltre, nel percorso di affidamento non erano state seguite le regole stabilite dall'articolo 7, comma 6 del Dlgs 165/2001, in particolare non soddisfacendo gli obblighi di motivazione per il conferimento di incarichi a professionalità esterne.
Il comitato, peraltro, avrebbe dovuto effettuare specifica verifica presso gli enti partner di dipendenti con adeguata qualificazione professionale per svolgere le prestazioni qualificate richieste, nonché svolgere adeguata istruttoria sui parametri per l'attribuzione del compenso, mediante ricerche di mercato o richieste a soggetti che svolgevano attività similari per verificarne la congruità.


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