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Sulle partecipate la prospettiva delle ispezioni

di Massimiliano Atelli e Stefano Pozzoli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Una delle novità del Testo unico sulle partecipate meritevoli di attenzione è senza dubbio la nuova struttura di monitoraggio, indirizzo e coordinamento, ovvero un ufficio da costituirsi nell'ambito del ministero dell'Economia, che secondo l'articolo 15 dovrà fornire orientamenti e promuovere le migliori pratiche, adottare le direttive per la separazione contabile e verificarne il rispetto, tenere un elenco pubblico delle società partecipate, ricevere segnalazioni e documentazione contabile.

Il nuovo organismo in rapporto a quelli esistenti
Occorre apprezzare, anzitutto, il fatto che si è evitato di costituire, come sembrava dalle prime bozze, l'ennesimo «osservatorio» dotato di una propria autonomia organica e funzionale, scongiurando il paradosso di creare un nuovo centro di spesa con l'alibi della spending review e ulteriori problemi di coordinamento tra poteri pubblici.
Non si può tacere, però, che non si sono fatti significativi passi avanti nella semplificazione e nella distinzione dei ruoli, visto che permangono aree di sovrapposizione con altri organismi, sia con il dipartimento della Funzione pubblica sia, sotto alcuni aspetti, con l'Anac, specie con riferimento al vago riferimento allo strumento di soft law degli «orientamenti». Ancora, invece di proseguire nello sforzo di arrivare a una sola banca dati delle amministrazioni pubbliche, come già previsto dall'articolo 13 della legge 196/2009 e ribadito dal comma 553 della legge di stabilità 2014, si è preferito costituire un nuovo elenco delle società partecipate. Continuerà dunque a esisterne una pluralità, gestite da distinti soggetti pubblici, con il rischio, fra l'altro, di offrire fotografie non sempre coincidenti dell'ampio arcipelago delle società partecipate.

La nozione ampliata di partecipata...
Molto importante, anche se non chiarissimo, è quanto previsto dall'ultimo comma dell'articolo 15, in tema di poteri ispettivi. In sostanza «in relazione agli obblighi previsti dal presente decreto», viene esteso l'ambito di esplicazione dei poteri ispettivi di cui all'articolo 6, comma 3, del Dl 95/2012. Occorre sottolineare che la norma estende tali poteri a tutte le società partecipate, mentre prima questa facoltà era limitata alle sole società a totale partecipazione pubblica e, in una interpretazione più restrittiva ma tecnicamente fondata, soltanto a quelle di natura strumentale.
Restano non chiare, però, due questioni, visto il riferimento all'articolo 6, comma 3, del Dl 95/2012. La prima è se tali poteri si riferiscano oggi alla sola «Struttura» o se debbano intendersi come riferibili anche al Dipartimento della Funzione Pubblica. Sembrerebbe, ad una prima lettura, che l'espansione di tale facoltà debba essere limitata a quanto di pertinenza della struttura, anche se il riferimento agli «obblighi del presente decreto» lascia aperta la porta anche a una interpretazione più estensiva. La seconda problematica, più importante, è come vada letto il rinvio dell'articolo 6, comma 3, agli obblighi previsti dall'articolo 4, commi 4, 5, 9, 10, e 11, del Dl n. 95 medesimo. Si tratta, in sostanza, di commi già abrogati (9, 10, e 11) o in via di abrogazione da parte dei decreti Madia (4 e 5). In realtà pare di poter dire che il nuovo ambito di esplicazione dei poteri ispettivi non sarà certo solo quello di verificare il rispetto di commi non più in vigore, né i temi da essi trattati, quanto, piuttosto, tutti gli obblighi previsti dall'intero Tu partecipate. Appare chiaro che la nuova struttura, oltre a compiti di mero «monitoraggio, indirizzo e coordinamento», avrà al suo arco le frecce di poter attivare le penetranti e temute ispezioni della Ragioneria dello Stato, con tutte le conseguenze che questo comporta nel caso in cui vengano rilevate delle infrazioni.


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